James Bond

Il mio nome è Bond, James Bond”: una delle frasi più celebri della storia del cinema è basata su un nome, semplice e facile da ricordare, frutto della penna dello scrittore britannico Ian Fleming. Questo nome, però, potrebbe essere alla base di un mistero che non avrebbe nulla da invidiare alle storie del grande schermo. James Bond, infatti, sarebbe realmente esistito e avrebbe fatto la spia durante la seconda guerra mondiale. A sostenerlo è Stephen Phillips, gallese di Swansea, secondo cui il nonno, all’anagrafe James Charles Bond, sarebbe servito a Ian Fleming come ispirazione per la creazione dello storico personaggio.

Spia durante la guerra

Fin da piccolo Stephen Phillips ha sempre nutrito curiosità per il nome del nonno e i suoi possibili legami con 007: “Come nipoti ci è stato sempre detto di non chiedere mai niente dell’esercito e di cosa avesse fatto il nonno durante la guerra o dove avesse prestato servizio – ha raccontato alla BBC Non abbiamo mai saputo davvero il perché”. Il mistero è continuato anche dopo la morte dell’ormai anziano parente, nel 1995, fino a quando sono diventati di dominio pubblico i documenti dell’esercito, risalenti alla seconda guerra mondiale, in precedenza coperti da segreto di Stato.

Dopo una lunga ricerca, Phillips ha scoperto una verità sorprendente: il nonno aveva fatto parte di una squadra speciale agli ordini di Ian Fleming in persona.

James Bond
Roger Moore nei panni di James Bond, da 007

La squadra di élite di Ian Fleming

Com’è noto, durante il conflitto mondiale Ian Fleming fu un ufficiale della Royal Navy, alle dipendenze dell’ammiraglio John Godfrey. Nel 1942 costituì un’unità di soldati specializzati nell’intelligence, tra i quali figuravano anche alcuni esponenti addestrati nello Special Operations Executive (SOE), un reparto che aveva il compito di operare oltre le linee nemiche con attività di spionaggio e sabotaggio.

È proprio qui, secondo Phillips, che il nonno avrebbe conosciuto il futuro scrittore: “Il nonno era una spia che lavorava dietro le linee nemiche e nel 1942 Ian Fleming mise insieme una squadra di élite di SOE per una missione, i cui dettagli non sono ancora noti. Il nonno faceva parte di quella squadra di sei persone. La cosa mi rende pieno di orgoglio, quei ragazzi erano eroi.

Solo uno di questi soldati si chiamava James Bond”.

James Bond
Sean Connery e Ursula Andress in 007

“007” inciso sulla lapide

La teoria di Phillips è che il nome e la storia di suo nonno, che dopo la guerra lavorò come semplice operaio in un’acciaieria, siano serviti a Ian Fleming come ispirazione per i romanzi scritti successivamente. In realtà, lo scrittore sosteneva di aver preso in prestito il nome da un altro James Bond, un ornitologo statunitense, ma la tesi non convince Phillips. È talmente sicuro di aver scoperto la verità da dedicare al nonno una nuova lapide, con tanto di “007” inciso tra due parentesi: “Un giorno prese per mano mia cugina Jenny, quando ancora era un’adolescente, e le disse: ‘Credimi quando te lo dico, io sono il vero James Bond‘.

Non aggiunse altro e non ci fu bisogno di fare domande”.