Il serial killer Ted Bundy in arresto (Foto Sheriff Salt Lake County)

Ted Bundy, al secolo Theodore Robert Cowell, è riconosciuto come uno dei serial killer più pericolosi della storia americana. Nacque a Burlington, nel Vermont, il 24 novembre del 1946, dalla giovane Eleanor Louise Cowell. La ragazza aveva all’epoca solo 21 anni e lo diede alla luce in un istituto per giovani madri non sposate. L’identità del padre non venne mai accertata. Fin da piccolo Ted mostrò comportamenti inquietanti e violenti, che lo trasformarono infine in un feroce assassino. Conosciuto come il Killer delle Studentesse, ancora non si conosce il numero esatto delle sue vittime: furono certamente più di 30.

Dopo un lungo processo, venne giustiziato sulla sedia elettrica nel 1989.

Già da bambino manifestò tendenze violente e ambigue

Le scelte della madre Eleanor certamente influirono sull’instabilità psicologica di Bundy. Abbandonato poco dopo la nascita, per evitare lo scandalo di un figlio illegittimo, si pentì subito dopo e lo riprese con sé, ma finse a lungo di essere sua sorella, facendo credere al piccolo Ted di esser figlio dei genitori di lei. Ted fu molto legato ai nonni, di cui credeva d’esser figlio, specie a Samuel Cowell, un uomo burbero, violento e razzista.

Nel 1950, Eleanor si trasferì a Tacoma (Washington) con il figlio, e si sposò con John Culpepper Bundy. Adottando Ted, il cognome del futuro serial killer divenne ufficialmente Bundy. Chi l’ha conosciuto in quel periodo l’ha descritto come un ragazzo timido ma dal temperamento violento, vittima di bullismo durante il periodo scolastico e con tendenze ambigue fin dall’infanzia.

Il serial killer Ted Bundy (Foto Wikipedia-FBI)
Il serial killer Ted Bundy (Foto Wikipedia-FBI)

I due traumi che lo sconvolsero emotivamente

Nel 1965 si diplomò e intraprese gli studi di psicologia e legge all’Università di Washington.

Qui conobbe Stephanie Brooks, di cui si innamorò perdutamente. La ragazza interruppe la relazione nel ’68, stanca dell’ambiguità e delle bugie di Bundy. Distrutto dalla fine della storia con il suo primo amore, Ted ritornò a Burlington, dove scoprì la verità su sua madre. I due traumi ebbero un certo peso sulla stabilità mentale di Bundy. Ritornò a Washington per studiare e lavorare. Conobbe e si frequentò con altre donne, ma Ted non volle rinunciare a Stephanie, nonostante i fallimentari tentativi di riconquistarla.

Ted scelse le sue vittime fra quelle che gli ricordavano l’ex

Negli anni successivi, si occupò di politica, diventando una giovane promessa del Partito Repubblicano dello Stato di Washington. Nel 1973 si laureò all’Università di Washington e venne preso alla scuola di legge dell’Università dello Utah. Rimandò l’inizio degli studi per proseguire l’impegno elettorale. Nella nuova veste di uomo di successo, convinse Stephanie a riprendere la loro relazione. Poco dopo, Ted chiuse improvvisamente i rapporti con Stephanie, senza darle alcuna spiegazione, sparendo dalla sua vita di punto in bianco: la sua era stata una vendetta premeditata per far soffrire la ragazza, sedotta e abbandonata.

Non si rividero mai più, ma come dimostra la scelta accurata delle sue vittime, Ted non si scordò mai di lei.

FBI (Immagine di repertorio)
FBI (Immagine di repertorio)

I primi omicidi di Ted Bundy

Nel ’74 iniziò la carriera da serial killer. Il 4 gennaio aggredì nel suo appartamento a Seattle la studentessa diciottenne Joni Lentz, che entrò in coma per le violente percosse subite. Entrato e uscito dalla stanza di Joni tramite una finestra, l’aveva ripetutamente colpita e violentata con una sbarra di ferro. I coinquilini di Joni e la polizia la trovarono in un lago di sangue.

Nel corso dei mesi successivi, almeno altre 6 ragazze svanirono in circostanze misteriose nell’area tra lo Utah, l’Oregon e Washington. I resti di alcune di loro furono ritrovati, ma inizialmente la polizia scartò la pista del serial killer. A luglio spuntarono i primi testimoni. Una ragazza, Janice Graham, raccontò di esser stata adescata da un giovane chiamato Ted e di esser sfuggita alle sue grinfie. Da quel momento la polizia diffuse l’identikit di Bundy, che tornò rapidamente nello Utah a riprendere gli studi di legge.

Coltello insanguinato (Immagine di repertorio)
Coltello insanguinato (Immagine di repertorio)

I primi passi falsi di Bundy

Verso la fine del 1974 i cadaveri di altre due ragazze vennero alla luce.

Come le vittime precedenti, anche loro avevano subito botte, violenza sessuale ed erano morte per soffocamento. Ted Bundy inventava delle storie per adescare le sue vittime. Visto l’alto numero di cadaveri e sparizioni, spesso i suoi piani diabolici andavano a segno. Ma non sempre. L’8 novembre del ’74 si finse un poliziotto e fece salire sulla sua auto la 18enne Carol De Ronch. Le ammanettò un polso, ma la ragazza riuscì miracolosamente a fuggire e a denunciarlo a dei veri poliziotti. Poche ore dopo un’altra ragazza scomparve dal parcheggio della sua scuola.

Alcuni testimoni raccontarono di aver sentito delle urla e aver visto un maggiolino Wolkswagen allontanarsi rapidamente dalla scuola. Nel parcheggio perse inoltre la chiave che apriva le manette di Carol De Ronch.

Il primo arresto di Ted Bundy

Omicidi e sparizioni si interruppero per qualche mese, ma ricominciarono nel gennaio del ’75 in Colorado. I resti di altre giovani donne saltarono fuori. Il modus operandi era quasi sempre lo stesso: stupro, percosse, soffocamento. Il 16 agosto un poliziotto dello Utah fermò il maggiolino di Bundy per eccesso di velocità e tentata fuga. Perquisì l’auto e vi trovò un passamontagna, una spranga e delle manette.

Il primo arresto avvenne dunque per circostanze fortuite, ma ben presto gli investigatori unirono i punti ed identificarono Bundy come l’aggressore di Carol De Ronch. All’interno del suo Wolkswagen, inoltre, la polizia trovò capelli appartenenti ad alcune delle ragazze scomparse.

Il serial killer Ted Bundy (Immagine di repertorio)
Il serial killer Ted Bundy (Immagine di repertorio)

L’evasione e la fuga in Florida

Nonostante l’opposizione dell’opinione pubblica, che non riteneva possibile di quella ferocia omicida un giovane studente di bella presenza e promessa politica, le prove e le dichiarazioni dei testimoni furono sufficienti per una prima condanna. In attesa del processo finale, misero Bundy in carcere, mentre l’FBI raccoglieva altre prove contro di lui.

Riuscì ad evadere da una finestra, venendo riacciuffato 6 giorni dopo. Nel dicembre del ’77 evase una seconda volta. Tramite una rapida fuga da uno Stato all’altro, tra aerei, autobus e un’auto rubata raggiunse infine la Florida. Qui affittò un appartamento vicino ad un campus universitario, cambiò nome e visse di piccoli furti.

Il serial killer Ted Bundy in arresto (Foto Sheriff Salt Lake County) (2)
Il serial killer Ted Bundy in arresto (Foto Sheriff Salt Lake County) (2)

L’arresto, il processo e la condanna a morte del “Killer delle Studentesse” Ted Bundy

Il 14 gennaio del ’78 aggredì 5 studentesse: solo 3 sopravvissero, nonostante le gravi ferite.

La polizia lo fermò non molto dopo alla guida di un’auto rubata. Dopo una breve colluttazione, lo arrestarono nuovamente. L’FBI l’aveva inserito nella lista dei 10 criminali più ricercati degli Stati Uniti. Tra il ’79 e l’80 si tenne il processo in Florida. Le prove contro di lui, ormai numerose e schiaccianti, portarono alla condanna a morte per 36 omicidi. Grazie alle sue capacità dialettiche, riuscì a rimandare la pena capitale per tre volte. Alle 7.06 del 24 gennaio 1989 Theodore Robert Bundy fu giustiziato tramite sedia elettrica. Fu poi cremato e le sue ceneri sparse sulle Taylor Mountains (Washington), dove vennero trovati diversi resti di alcune sue vittime.

La storia del “Killer delle Studentesse” entrò nell’immaginario collettivo degli Stati Uniti, anche tramite diversi film, libri e canzoni che fanno riferimento alla vicenda.