Operazione chirurgica

Lo scorso 14 febbraio, una paziente in cura al Policlinico Umberto I di Roma è deceduta per un tumore al seno molto raro e aggressivo, l’Alcl, un linfoma anaplastico a grandi cellule, riconducibile all’impianto delle protesi al seno. Si tratta del primo caso di decesso in Italia causato da questo tipo di cancro associato all’impianto della protesi. Il caso è stato reso noto dalla trasmissione televisiva Report e rischia di essere solo il primo di una serie. Nel mirino dell’inchiesta del programma, è entrata la pericolosità di alcune tipologie di protesi mammarie riconducibili all’insorgere del cancro denominato Alcl.

Tumore al seno provocato dalla protesi

Esistono diverse tipologie di protesi al seno, quelle che sono entrate nel mirino delle indagini delle autorità sanitarie perché ritenute responsabili di causare l’Alcl sono quelle macrotesturizzate che si differenziano dalle altre per avere la superficie più ruvida, in grado di aderire meglio ai tessuti dell’organismo.

I casi di donne affette da questo cancro riconducibile alla protesi al seno macrotesturizzata sono 457 in tutto il mondo, secondo l’ente USA Food and Drug Administration, mentre sono 17 le donne già morte per l’Alcl.

In Italia, le diagnosi di Alcl sono 41, finora solo una paziente è deceduta. La donna si era sottoposta ad un’operazione per l’impianto di protesi mammarie, 12 anni fa. Lo scorso ottobre, la donna aveva poi affrontato un intervento di rimozione delle stesse protesi ma, a differenza di altri casi in cui l’asportazione degli impianti mammari si è rivelata curativa, come ha spiegato una fonte medica di Report, in questo caso non ha avuto alcun riscontro positivo e la malattia della paziente ne ha causato la morte.

L’Alcl si può manifestare dai 7 ai 25 anni dopo l’impianto della protesi. Secondo quanto appurato da Report, che insieme a L’Espresso fa parte dell’ICIJ, il Consorzio di giornalisti investigativi internazionale che si sta occupando del caso nell’ambito di un’inchiesta denominata Implant Files, l’Italia non avrebbe a disposizione un archivio completo delle pazienti che si sono sottoposte a operazioni finalizzate all’impianto di protesi al seno e alla tipologia di protesi che si sono impiantate e ciò renderebbe più difficile non solo l’analisi dei casi a rischio ma anche, nell’eventualità del ritiro dal mercato delle protesi macrotesturizzate, come quello disposto dalle autorità francesi, la corretta comunicazione alle pazienti stesse.

paziente e medico
Immagine di repertorio

Nonostante nel 2012 il ministero della sanità con a capo Renato Balduzzi avesse approvato l’istituzione del Registro obbligatorio delle protesi al seno, una sorta di archivio con nome, tipologia di protesi (marca, modello), data d’impianto e nome del chirurgo, in realtà il ministero non ha mai realizzato tale registro. Ora, Marcella Marletta che è a capo della direzione dispositivi (tra le quali rientrano anche gli impianti mammari) del Ministero della Salute ha comunicato che si sta procedendo alla sua realizzazione.

Protesi al seno ritirate dal mercato in Francia

Nel mirino dell’inchiesta, sono finite le protesi Allergan Limited testurizzate. Secondo il nostro Ministero della Salute, dopo la richiesta da parte del suo omologo francese di ulteriore documentazione sulle protesi stesse prima del rinnovo del certificato CE che avrebbe autorizzato l’immissione sul mercato di protesi dello stesso tipo, la multinazionale non avrebbe fornito i documenti necessari e, per questa ragione, ha sospeso la vendita delle protesi mammarie in questione e ritirato quelle rimanenti dal mercato.

Il certificato è scaduto lo scorso 14 dicembre. Di recente, sempre le autorità francesi hanno disposto il ritiro dal mercato di ben 13 modelli di protesi.

Anche il Ministero della Salute italiano si sta mobilitando, dopo il decesso della donna scomparsa lo scorso 14 febbraio a causa dell’Alcl, e ha riferito di aver ricevuto tutta la documentazione relativa alla malattia e poi alla morte della paziente lo scorso aprile. Il Ministero ha chiesto un parere urgente al Consiglio Superiore di Sanità che dovrà esprimersi in merito entro il 13 maggio.

analisi laboratorio
Immagine di repertorio