Montante, leader di Confindustria Sicilia, condannato a 14 anni di carcere

Si è conclusa con una condanna molto pesante la prima parte dell’inchiesta sul “sistema Montante“, avviata nel giugno del 2014. Antonello Montante, ex responsabile legalità di Confindustria Sicilia, è stato condannato a 14 anni di carcere. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Attraverso gli accessi informatici, spiava i magistrati e creava dei dossier per provare a ricattarli. 

L’inchiesta sul “sistema Montante”

“Sistema Montante”, era stata nominata così l’inchiesta sull’ex presidente di Sicindustria (anche detta Confindustria Sicilia), iniziata nel 2014. Alcuni collaboratori di giustizia avevano parlato di frequentazioni pericolose attorno alla figura di Antonello Montante. Dichiaratosi sempre paladino dell’antimafia, ne aveva fatto un pilastro per la politica dell’associazione degli industriali. Aveva promesso l’espulsione di chi non denunciava il racket. La realtà dei fatti, sembra però smentire questo impegno. Nessun imprenditore vicino ai clan è mai stato cacciato. Lui stesso avrebbe continuato a intrattenere frequentazioni equivoche con i suoi testimoni di nozze, Paolino e Vincenzo Arnone, uomini di Cosa Nostra, del clan di Serrafalco. Per questo rapporto, Montante è ancora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa

Antonello Montante. Immagine: Antonello Montante/Facebook
Antonello Montante. Immagine: Antonello Montante/Facebook

La condanna

Dopo due ore di camera di consiglio, Graziella Luparello, gup di Caltanissetta, ha emesso la dura condanna: 14 anni di carcere per Antonello Montante. Più alta di quella di 10 anni e 6 mesi, chiesta dal procuratore Amedeo Bertone, dall’aggiunto Gabriele Paci e dai sostituti Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso. L’ex leader di Sicindustria aveva scelto di essere processato con rito abbreviato, a porte chiuse. Non si è presentato nemmeno una volta in aula. Insieme a lui, sono stati condannati anche gli esponenti della sua cerchia. Per il suo fedelissimo, l’ex ispettore della squadra mobile di Palermo, Diego Di Simone, sono stati disposti 6 anni e 4 mesi di carcere. Di Simone faceva il lavoro sporco per Montante, come accedere abusivi nella banca dati delle forze dell’ordine, o tenere i contatti con alcune talpe istituzionali che spiavano i pubblici ministeri. 

Antonello Montante. Immagine: Ansa
Antonello Montante. Immagine: Ansa

4 anni per Marco De Angelis, funzionario della questura di Palermo, e 3 per Gianfranco Ardizzone, l’ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Caltanissetta. 1 anno e 4 mesi per Andrea Grassi, ex funzionario del Servizio centrale operativo della polizia e attuale questore di Vibo Valentia, accusato di rivelazione di notizie riservate. Mentre l’ex dirigente generale della Attività produttive, Alessandro Ferrara, è stato assolto. 

Nicola Morra, presidente della commissione antimafia. Immagine: Nicola Morra/Facebook
Nicola Morra, presidente della commissione antimafia. Immagine: Nicola Morra/Facebook

Le dichiarazioni

Come si legge su La Repubblica Palermo, il presidente della commissione antimafia Nicola Morra ha detto: “La sentenza e le relative condanne a Montante e ai suoi sodali, presunti servitori dello Stato, dimostrano definitivamente la gravità del cosiddetto sistema Montante“. Morra ha poi concluso: “Mi aspetto prese di posizione nette e chiare dalla politica“. Per l’avvocato Carlo Taormina, invece, quella contro Antonello Montante sarebbe una “incredibile e folle sentenza“. Taormina, che in un lungo post su Facebook ha spiegato le ragioni di questa sua affermazione, ha sostenuto che l’uomo che ha “trascorso 12 anni a liberare l’imprenditoria e Confindustria dai mafiosi, è stato ripagato con 14 anni di reclusione“.