Paolo Sorrentino da Raffaella Carrà nella trasmissione A raccontare comincia tu

Paolo Sorrentino, 48 anni, forse uno dei più celebri registi del panorama italiano, che ha riportato l’Oscar in Italia dopo 15 anni di assenza, è ospite della puntata del 9 maggio di A raccontare comincia tu. Il premio Oscar ritorna a parlare della sua famiglia e del profondo dolore che l’ha colpito all’età di 16 anni. Il programma di Raffaella Carrà fa emergere il segno lasciato dal tragico avvenimento e la forte fede calcistica per il Napoli e il suo simbolo Diego Armando Maradona.

Sulla perdita dei genitori: “Sono dolori enormi, non ci si libera più”

Non è molto conosciuta ai più la storia della famiglia del regista.

Un avvenimento durissimo che l’ha colpito nel pieno dell’adolescenza e gli ha portato via entrambi i genitori. Un’incontrollata perdita di gas che non ha lasciato scampo ai genitori che si trovavano nella loro casa di Roccaraso e per una serie di fortunati eventi il regista non era con loro. Una tragedia che non si comprende ed è difficile accettare che, nella metà degli anni ’80, una perdita di gas di una stufa possa aver causato la morte di due persone.  Il regista esprime alla conduttrice il suo dolore e racconta che: Sono dolori enormi, non ci si libera più: si attutiscono, si trasformano, a una determinata età condizionano la vita.

Non necessariamente in peggio: i dolori sono anche portatori di trasformazioni intelligenti. Da un lato dà e dall’altro toglie. La sensazione inconscia è quella di un abbandono seppur non deliberato, ma è quello”.

“La passione salva ma uccide pure”

Il regista sottolinea come fu la passione per il Napoli e Maradona a salvarlo dalla tragedia. Non si trovava nella casa di Roccaraso perché il padre gli aveva permesso di seguire la squadra in trasferta. “Quando ero ragazzo chiedevo sempre a papà di andare in trasferta a vedere il Napoli, ma lui mi diceva che ero troppo piccolo, ma quel giorno acconsentì.

Empoli-Napoli. Così non andai a fare il solito week-end nella casetta a Roccaraso dove poi avvenne la tragedia per una stufa”. Una passione che gli ha salvato la vita, ma come ricordaLa passione salva ma uccide pure”. Il padre, infatti, era in vancanza in montagna per la sua passione per lo sci.

I morti in qualche modo restano sempre al nostro fianco”

Il regista riflette anche sul concetto della morte dichiarando che è una caratteristica dell’umanità: Credo fermamente che le morti violente siano una caratteristica dell’umanità, in fondo ci sono sempre state nella storia e i miei genitori non sono certamente stati i primi”. Sorrentino, tradendo come lui stesso ammette una forte influenza napoletana, continua ricordando che i morti in qualche modo non ci lasciano mai e restano sempre al nostro fianco.

Immagine in alto: trasmissione A raccontar comincia tu di Rai3