Manuel Bortuzzo

3 febbraio 2019, nelle prime ore del mattino giunge la notizia di un ragazzo di 19 rimasto gravemente ferito in una sparatoria. Le prime informazioni sono confuse e poco chiare, si parla di un regolamento di conti a seguito di un rissa in un pub; poi l’annuncio del CONI, ad essere ferito è Manuel Bortuzzo, 19enne originario di Treviso e giovane promessa del nuoto.

A distanza di ore il bollettino medico non è dei più promettenti, si teme una paralisi alle gambe a seguito alla traiettoria di uno dei proiettili che ha raggiunto la colonna. Manuel si salva, si risveglia, ma non può più camminare, una notizia sconvolgente che però non lo ha buttato giù, forte di un immenso coraggio e forza di volontà Manuel si è rialzato a modo suo, ha ricominciato ad allenarsi e segue un percorso riabilitativo serrato; il suo sogno è tornare a camminare un giorno e come lui stesso ha detto: “Se una cosa me la sento andrà bene”.

Manuel Bortuzzo ricorda quei momenti

Ospite a Domenica In, Manuel si racconta ricordando quei momenti e parla del futuro. “Piano piano mi sto riprendendo le cose che mi appartenevano” racconta Bortuzzo. Di quanto accaduto il 3 febbraio, Manuel ricorda poco, anzi per molto tempo era convinto che le cose fossero andate diversamente, “Ero convinto di essere rimasto in piedi a tenermi la schiena dopo il colpo e invece no, sono caduto come un sacco di patate”.

Manuel ricorda che insieme alla fidanzata Martina erano di ritorno da una festa di compleanno di un’amica, essendo la festa finita presto hanno pensato di raggiungere l’Irish Pub in piazza Eschilo, ma una volta arrivati sono stati travolti da un’ondata di persone che correvano fuori da locale affermando che la serata fosse finita per colpa di una rissa.

L’aggressione

Manuel racconta di essere andato verso il distributore insieme a Martina, poi ha sentito un rumore insolito, il motore di un motorino in corsa e degli uomini che gridano.

Poi il vuoto, grazie alla ricostruzione degli inquirenti e ai filmati delle telecamere di sicurezza sappiamo che il giovane nuotatore cade a terra; accanto a lui la fidanzata scioccata. In quel momento, racconta Manuel, “Ho pensato a tutto e di più, non ci credevo neanche io. Adesso è finito tutto così neanche a 20 anni. Erano troppe cose a cui pensare e poi avevo Martina di fianco e ho pensato che doveva sapere cosa provavo”.

Manuel insieme al padre

Dal canto suo Manuel si è detto totalmente disinteressato ai suoi aggressori e alle loro scuse, che a suo dire non cambiano le cose “Non mi farà tornare indietro conoscerli”. “Diciamo che il problema non è stato tanto lo scambio di persona, il problema è stato il gesto che non andava fatto indipendente dalle persone. Io sono diverso per carità ma io penso che il problema stia alla base”.

I ringraziamenti del papà di Manuel

In studio anche il papà del giovane nuotatore che si è trasferito a Roma per stare vicino al figlio. L’uomo ha ringraziato tutti coloro che sono stati vicino al figlio, dai soccorritori, ai medici dell’ospedale Santa Lucia, ai poliziotti che: “Sono stati vicino a lui a tenerlo sveglio a sberle in attesa dei soccorsi, per me loro sono i miei angeli“.

I sogni di Manuel Bortuzzo

A 20 anni i sogni sono davvero tanti e Manuel dimostra grinta e forza di volontà anche qui; se Tokyo 2020 è sempre stato il suo desiderio più grande, e pare esserlo ancora, al primo posto c’è la speranza di tornare a camminare. “Forse è palese, ma è il mio sogno più grande” racconta, nonostante il parere dei medici il nuotatore è convinto che un giorno ci riuscirà: “Se una cosa me la sento dentro andrà bene”.

Sulle olimpiadi invece, Manuel si è detto più moderato e di non voler pronunciarsi prima del tempo. “Sono sempre giochi olimpici, prima di parlare mi devo allenare e capire se sono all’altezza”. La volontà non manca, Manuel lo ha dimostrato fin dal primo giorno in cui è tornato in acqua: “È stato strano mettere le gambe in acqua e non sentire il freddo, però lì ho capito che tutto doveva tornare ad essere normale”.

Manuel ora percorre una nuova strada, difficile e complicata, ma non è affatto spaventato da questo percorso, come spiega il padre: ” Manuel è l’immagine giusta per aiutare le persone disabili che non hanno avuto la sua stessa fortuna”.