Manuel Careddu

Il processo ai minorenni coinvolti nell’omicidio di Manuel Careddu, 18enne di Macomer (Nuoro) ucciso l’11 settembre 2018 sulle sponde del lago Omodeo, si è aperto il 17 maggio scorso. In quell’aula del Tribunale per i Minori di Cagliari è stato reso noto il resoconto agghiacciante delle fasi che hanno preceduto e seguito il massacro. A bordo dell’auto che ha portato il giovane verso la sua fine, una microspia posizionata per un’altra indagine ha cristallizzato dialoghi e risate del branco prima e dopo la mattanza.

Delitto del lago: intercettazioni choc

L’omicidio di Manuel Careddu, ormai noto alle cronache come il ‘delitto del lago‘, è uno dei casi che hanno sconvolto la Sardegna negli ultimi mesi.

Per il massacro sono finiti alla sbarra 5 giovanissimi (il sesto, Nicola Caboni, accusato di soppressione di cadavere ha patteggiato una pena di 4 anni). Su tutti gravano pesantissime accuse: omicidio volontario pluriaggravato e occultamento di cadavere.

Il branco, composto dai 20enni Christian Fodde, Riccardo Carta e Matteo Satta, e da un ragazzo e una ragazza allora 17enni, ha teso una trappola alla vittima (con la quale, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, gli imputati avevano contratto un debito per l’acquisto di droga).

A fissare i momenti chiave di quell’11 settembre è stata una microspia posizionata a bordo dell’auto del padre di Christian Fodde, la stessa vettura utilizzata dai giovani per portare Careddu sul luogo della sua esecuzione.

Quella ‘cimice’ doveva servire per un’altra indagine e ha catturato, invece, suoni e voci dei presunti assassini di Manuel Careddu. Quello che doveva essere un piano perfetto, concluso con il definitivo seppellimento del corpo in un terreno vicino a Ghilarza, si è poi rivelato in tutta la sua brutalità all’ascolto degli inquirenti.

Nella prima udienza del processo a carico dei due minorenni, tenutasi il 17 maggio scorso a Cagliari, quei file audio sono stati ascoltati in tutta la loro cruda essenza e hanno sconvolto la madre della vittima, Fabiola Balardi.

A margine del massacro, compiuto con modalità bestiali con l’uso di una pala e di una piccozza, i 5 giovanissimi sarebbero ritornati velocemente alla loro vita di sempre. Lo dimostrano le intercettazioni ambientali, su cui spiccano alcuni elementi che hanno gettato una luce ancora più sinistra sulla condotta del branco.

In particolare, l’imputata minorenne – secondo l’accusa la ‘mente’ del piano omicida – si sente ridere e persino canticchiare a delitto compiuto. Alcuni versi del brano Amore e Capoeira, battute e risate dopo che il fidanzato Christian Fodde, coimputato e presunto esecutore materiale del delitto, le fa un’agghiacciante rivelazione: “Dovevi vedere come l’ho ridotto“.

Tutti a processo con rito abbreviato

I 5 giovani hanno scelto di andare a processo con rito abbreviato. Si tratta di una formula ‘premiale’ perché, in caso di condanna, potranno godere dello sconto di un terzo della pena inflitta. I maggiorenni del branco compariranno davanti davanti al gup di Oristano, Silvia Palmas, il prossimo 5 giugno.

Per la minorenne, l’avvocato Giancarlo Frongia ha presentato istanza di abbreviato condizionato alla trascrizione di alcune intercettazioni; per il minorenne (che oggi ha 18 anni), l’avvocato Gianfranco Siuni ha avanzato la stessa istanza ma condizionata a una perizia per valutare il suo grado di maturità. Richieste rigettate dal giudice Michela Capone, che hanno aperto la strada al rito abbreviato secco. L’udienza è stata rinviata al prossimo 29 maggio.