Strage via D Amelio, dure accuse del falso pentito Scarantino ai poliziotti

Vincenzo Scarantino è da anni al centro di uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana. Le sue dichiarazioni sono state più volte confuse e ritrattate. Nei giorni scorsi ha deposto nell’aula bunker di Caltanissetta per il presunto depistaggio sulle indagini della strage di via D’Amelio. Ha lanciato dure accuse contro i tre poliziotti a processo per calunnia aggravata dall’avere favorito Cosa Nostra. 

I tre poliziotti indagati

Il processo per il presunto depistaggio sulle indagini della strage di via D’Amelio, si è tenuto qualche giorno fa. Il Procuratore aggiunto Gabriele Paci e il pm Stefano Luciani, hanno ascoltato, in un interrogatorio fiume, il falso pentito Vincenzo Scarantino.

Le sue accuse nei confronti dei tre tre poliziotti, accusati di calunnia in concorso aggravato dall’avere favorito Cosa Nostra, sono molto gravi. Gli imputati sono Fabrizio Mattei, ex ispettore di polizia, Mario Bo, ex funzionario e oggi dirigente della polizia, Michele Ribaudo, agente di polizia. Furono stretti collaboratori di Arnaldo La Barbera, capo della task force investigativa “Falcone Borsellino”, della quale fecero parte anche i tre. 

Strage di via D'Amelio. Immagine: Agi
Strage di via D’Amelio. Immagine: Agi

Ciò che succedeva in carcere

Nel ’92 Vincenzo Scarantino si trovava nel carcere di Venezia. Secondo quanto ha raccontato ai magistrati, subiva gravi umiliazioni che lo hanno portato a chiedere di collaborare con la giustizia.

Mi hanno umiliato per mesi. Mi facevano spogliare nudo e mi davano dei colpi nelle parti intime. Poi mi dicevano di guardare a terra e mi davano schiaffi in bocca“, si legge su Il Fatto Quotidiano. “Mi davano calci con gli anfibi, perché erano in mimetica. Mi hanno fatto tante zozzerie di ogni tipo. E io ero stanco“, per questo motivo ha deciso, nel 1994, di collaborare con i pm. Scarantino, come un fiume in piena, ha lanciato più di un’accusa durante il processo: “Mi hanno fatto mangiare i vermi per la pesca, che ci hanno pisciato dentro la minestra, scusate la volgarità.

Ci mettevano anche le mosche nella pasta“. In pochi mesi è dimagrito moltissimo, passando da 103 kg a 53 kg, “dicevano tutti che avevo l’Aids“, ha asserito il falso pentito.  

Processo per il presunto depistaggio sulle indagini della strage di via D'Amelio. Immagine: Adnkronos
Processo per il presunto depistaggio sulle indagini della strage di via D’Amelio. Immagine: Adnkronos

Le accuse di Scarantino

Così Scarantino, nel ’94, ha chiesto di essere ascoltato dai magistrati, “ma venivano sempre quelli del gruppo Falcone e Borsellino, il dottor La Barbera e il dottor Bo“, ha raccontato durante l’interrogatorio e ha continuato: “Erano tutti consapevoli che io non sapevo niente. Ma dovevo portare questa croce. Mi hanno rovinato l’esistenza, io non ho mai fatto niente. Non c’entro con le stragi“. Dagli imputati, Vincenzo Scarantino ha detto di aver subito pressioni: “I poliziotti mi dicevano cosa dovevo dire ai magistrati e me lo facevano ripetere. Se non combaciavano le cose che dovevo dire, loro mi dicevano di non preoccuparmi“. Ha raccontato di un vero e proprio pressing psicologico: “Io andavo dei magistrati e ripetevo, quando ci riuscivo, quello che mi facevano studiare. Ma non sempre riuscivo a spiegare ai magistrati o alla corte quello che mi insegnavano“. Stando alla sua testimonianza, vedendolo in difficoltà, i poliziotti gli dicevano: “Quando non sai una cosa basta che dici ai magistrati che devi andare in bagno, tu ti allontani e poi ci pensiamo noi. Ti diciamo noi quello che devi dire“. 

Fiammetta Borsellino. Immagine: Ansa
Fiammetta Borsellino. Immagine: Ansa

Fiammetta Borsellino

La figlia di Paolo Borsellino, Fiammetta, ha assistito al processo e ha commentato: “Tutto questo non doveva succedere ed è inammissibile che sia successo. Il fatto che ancora nel 2019 stiamo ancora parlando di Scarantino e che i pm sono qui, con la loro bella faccia, è semplicemente inammissibile“. Rispetto ai tre imputati non ha nulla da dire, il suo parere è che “forse sono loro che dovrebbero sentire l’esigenza di dire qualcosa e di fare delle dichiarazioni, anche spontanee“.