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Il padre è deceduto 71 anni fa, nel 1948, e nonostante non lo abbia mai riconosciuto come suo figlio ha diritto all’eredità. Il protagonista di questa storia è un 84enne veneziano a cui la scienza ha dato un preciso responso: nel 2012, il test del Dna ha confermato il legame di sangue con quel ricco signore. Il defunto aveva però lasciato i suoi beni alla sorella, unica erede di un piccolo impero.

Eredita i beni del padre dopo 71 anni

Non è mai troppo tardi per far valere un proprio diritto, e questo è quanto mai vero nel caso di un anziano di Venezia che, all’età di 84 anni, ha vinto la sua causa per l’eredità.

Nato dall’unione tra un ricco cittadino di Padova e un’impiegata, ha perso il padre nel 1948, senza vederlo perché questi si è sempre rifiutato di riconoscerlo come suo.

L’uomo, facoltoso commerciante, era finito nel vortice di uno scandalo proprio per quel figlio illegittimo, con l’accusa di aver tentato di far abortire la sua amante. Il processo a suo carico, nel 1939, si era concluso con un’assoluzione ma l’incubo di quel bambino era solo all’inizio.

Nel suo testamento, il padovano aveva nominato come sua unica erede la sorella, e in seno a quella scelta si sono innestate le richieste di madre e figlio. Ne sarebbe scaturita una lunga battaglia legale per il riconoscimento della paternità, fino alla riesumazione della salma (nel 2009) e al test del Dna.

La risposta della scienza, che ha dimostrato che il defunto era il padre biologico, è arrivata contestualmente a un’altra azione legale volta a stabilire che il figlio illegittimo ha diritto a ereditarne i beni.

La prima vittoria è datata 2016, quando il Tribunale di Venezia ha revocato il testamento e l’allora 81enne è stato nominato unico erede legittimo. Due anni dopo, in Corte d’appello, il ribaltamento della prima sentenza favorevole: per il giudice, il padre naturale sapeva di avere un figlio e questo dimostrava la sua volontà di estrometterlo dal testamento.

In Cassazione, però, è stato accolto il ricorso dell’anziano avanzato tramite l’avvocato Enrico Cornelio. La sentenza di secondo grado è stata cassata con rinvio in Appello, perché si attribuiscano i beni del defunto all’84enne.

Il contenzioso può dirsi concluso, anche se dopo un decennio.