Michela D’Antò, Federica Caracò, studio sulle radiazioni nelle Tac

Due giovani ingegnere campane hanno vinto il primo premio assoluto dell’Health technology challenge, un concorso istituito dall’AIIC (Associazione Italiana Ingegneri Clinici) per dare spazio a soluzioni innovative nel campo della sanità. Michela D’Antò, della Fondazione G. Pascale e Federica Caracò, dell’Università degli studi Federico II, hanno portato a casa questo successo grazie al loro progetto, che mira a valutare l’efficacia dei sistemi di riduzione delle radiazioni durante le Tac. Superando la concorrenza di altri 162 progetti, hanno analizzato i risultati di alcuni algoritmi già esistenti, che consentono una riduzione tra il 40% e il 60% della dose di radiazioni a cui è sottoposto il paziente.

L’algoritmo ASIR

L’algoritmo ASIR (Adaptive Statistical Iterative Reconstruction), ideato vari anni fa e applicato alle apparecchiature che effettuano la Tac, permette di ricostruire le immagini del paziente, riducendo al contempo la dose radiante somministrata. La ricerca delle due giovani campane è andata proprio a valutare l’efficacia di questo precedente sistema, rilevando una diminuzione delle radiazioni a fronte di una qualità delle immagini praticamente invariata: “Tali risultati dimostrano l’importanza dell’aggiornamento delle tecnologie esistenti in grado di migliorare le prestazioni degli strumenti radiologici – spiegano nel loro studio – nell’ottica di assicurare al paziente prestazioni più accurate e con i minimi rischi possibili derivanti dall’esposizione a radiazioni ionizzanti”.

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Immagine di repertorio

Una nuova valutazione di una tecnologia già esistente

La notizia di questo premio ha avuto una grande risonanza, portando molti a credere che si trattasse di una nuova tecnologia. A tal proposito è intervenuta la professoressa Daniela Origgi, membro del Consiglio Direttivo AIFM (Associazione Italiana di Fisica Medica), che ha voluto sottolineare come le due giovani ingegnere non abbiano inventato l’algoritmo, già utilizzato da anni, ma si siano limitate ad effettuare una valutazione della sua efficacia: “L’algoritmo iterativo in questione è in commercio da 10 anni e implementato su moltissime apparecchiature del territorio italiano ed è tutto fuorché nuovo”, ha dichiarato Origgi in una nota.

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La professoressa diffida dall’alimentare false speranze nei malati, chiarendo però come le attuali tecnologie siano in continuo miglioramento: “Ormai sono impiegati algoritmi iterativi ancora più avanzati proposti dalle principali aziende produttrici di apparecchiature radiologiche, che consentono un’ulteriore riduzione della dose. Tutti già implementati nella pratica clinica, ottimizzati e validati dai fisici medici”.

Immagine in alto: Facebook/ingegneriaclinicaAIIC