johnson & johnson talco

L’America trema sotto i colpi di uno dei processi più clamorosi della storia: sul banco degli imputati, in Oklahoma, il colosso Johnson & Johnson, primo di una schiera di multinazionali accusate di aver promosso l’abuso di farmaci oppioidi. Si tratta di un’emergenza sanitaria che tiene sotto scacco gli Stati Uniti da diverso tempo, e riguarda l’impiego di medicinali che comprendono analgesici sintetici come il Fentanyl. A muovere le trame di questo scandalo sarebbero le scorrette politiche di marketing che avrebbero favorito l’abuso.

Johnson & Johnson a processo

Non è un caso che il processo a carico della Johnson & Johnson si sia aperto proprio in Oklahoma, Stato in cui si registra la più alta concentrazione di casi di abuso di stupefacenti e farmaci in tutti gli Stati Uniti.

Si tratta di uno dei primi colossi dell’industria farmaceutica a finire sotto accusa per la diffusione di una epidemia di oppiacei che spaventa seriamente l’America.

Il danno pubblico sarebbe di proporzioni incalcolabili, esteso ulteriormente dalle pratiche di promozione spregiudicata dei medicinali a scapito della consapevolezza sociale di quali siano i reali pericoli dell’assuefazione.

Sono circa 2mila i casi segnalati, per una maxi inchiesta che coinvolge, a vario titolo, produttori, distributori e rivenditori di prodotti farmaceutici. Lo scandalo giudiziario che ha travolto Johnson & Johnson è destinato a non rimanere relegato al solo ambito nazionale. I media americani parlano di quello che sarebbe un ‘processo apripista’ dopo cui, a cascata, finiranno alla sbarra decine di leader del settore.

La scelta delle altre case farmaceutiche

Nel ventaglio di aziende sotto accusa, alcune hanno optato per un accordo extragiudiziale. È il caso di Purdue Pharma, che ha scelto di pagare 270 milioni di dollari.

Poi è stata la volta di Teva Pharmaceutical Industries, che ha siglato una cifra di 85 milioni per evitare di arrivare a processo.

Su tutte gravano i sospetti di aver provocato indirettamente decine di morti con strategie di vendita volte a massimizzare il consumo anche in presenza di fortissimi rischi di assuefazione.

La difesa del colosso Johnson & Johnson ha portato avanti la sua tesi, secondo cui non vi sarebbe alcuna causalità tra le condotte aziendali e i decessi da abuso di oppiacei.


Ma questo è proprio uno dei temi più roventi nel dibattito interno all’Oklahoma dove, nel solo 2009, si è toccato un picco di vittime pari a 15,5 per ogni 100mila abitanti.