mani lavoratore con tessuto

I lavoratori del settore tessile in Romania guadagnano solo il 14% del salario considerato dignitoso. È uno dei dati evidenziati dal nuovo rapporto di Clean Clothes Campaign (Campagna Abiti Puliti), l’alleanza di sindacati e organizzazioni non governative nel campo dell’abbigliamento.

La ricerca ha preso in considerazione gli ultimi 6 anni, analizzando quella che è diventata la maggiore forza lavoro di questo settore in Europa. La disparità salariale, si sottolinea, è ciò che costringe molti familiari di lavoratori rumeni a cercare lavoro in Europa occidentale.

I clienti sono i grandi marchi della moda

Quasi mezzo milione di persone lavora nell’industria della moda rumena, un’enorme forza lavoro che rifornisce molti paesi, come Italia, Regno Unito, Spagna, Francia, Germania e Belgio.

I numeri parlano di 10mila fabbriche e laboratori, i cui principali clienti sono i grandi marchi: Armani, Benetton, Dolce & Gabbana, H&M, Hugo Boss, Louis Vuitton, Levi Strauss e Zara, solo per citarne alcuni.

Il motivo per cui molte industrie sono interessate alla manodopera in Romania è il bassissimo costo rispetto ad altre nazioni: la paga media dei lavoratori, intervistati da Campagna Abiti Puliti, era il 14% del salario dignitoso, una cifra spesso inferiore anche al salario minimo legale.

Povertà ed emigrazione

Sto restituendo un prestito mentre guadagno 150 euro al mese – ha raccontato un lavoratore ai ricercatori – Soldi chiesti non per acquisti di lusso, ma per pagare le mie cure mediche”. Questa situazione spinge i lavoratori ad indebitarsi fortemente, sopravvivendo grazie a forme di agricoltura di sussistenza o con l’aiuto dei membri della famiglia che migrano verso l’Europa occidentale alla ricerca di una vita migliore.

Quasi tutti gli intervistati, infatti, hanno dichiarato di avere persone care impiegate nel settore dell’edilizia o dell’agricoltura, in altri paesi europei come Italia o Francia.

Lo studio ha messo anche in luce le difficili condizioni sui luoghi di lavoro, con straordinari non retribuiti, maltrattamenti verbali e molestie.

L’accusa di Campagna Abiti Puliti

Secondo Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti, la responsabilità dei grandi marchi è piuttosto chiara: “La nuova ricerca della Clean Clothes Campaign dimostra che lavorare per i marchi della moda occidentali non costituisce una via di uscita dalla povertà, piuttosto favorisce la contrazione di debiti per sopravvivere ed è causa di separazione delle famiglie“.

Una denuncia chiara: “Nessuno dei marchi che si rifornisce in Romania si è impegnato seriamente ed efficacemente contro le violazioni dei diritti umani e del lavoro nel Paese”.