Maren Ueland e Louisa Vesterager Jespersen

Il caso delle due turiste scandinave decapitate e stuprate in Marocco ai piedi del Monte Tubkai, a 70 km da Marrakech, la 28enne Maren Ueland, norvegese, e la 24enne Louisa Vesterager Jespersen, danese, arriva ad una svolta: un uomo ha confessato. La loro macabra uccisione era stata ripresa in un video dai colpevoli ed era subito emerso che si trattava di un’esecuzione di matrice terroristica, in particolare, riconducibile all’Isis.

La confessione

Si chiama Abdessamad Ejjoud il reo confesso, è un venditore ambulante e ha 25 anni. L’uomo ha ammesso di aver decapitato una delle due turiste scandinave, uccise dopo essere state violentate ed è accusato insieme ad altre 24 persone di fare parte di una cellula terroristica dell’Isis.

In particolare, sono accusati di costituzione di gruppo terroristico e omicidio premeditato. Non si conosce il nome della turista che è stato lui a decapitare, non si sa se abbia ucciso la 28enne Maren Ueland o la 24enne Louisa Vesterager Jespersen.

Oltre a Abdessamad Ejjoud, a eseguire materialmente il duplice omicidio delle due turiste scandinave ci sarebbero altre 2 persone, tutti gli esecutori ora rischiano la pena di morte.

Abdessamad Ejjoud ha confessato davanti alla corte di Salè, vicino alla capitale Rabat e ha dichiarato: “Me ne pento“. Gli altri due accusati, il 33enne Rachid Afatti e il 27enne Younes Ouaziyad, non avrebbero reso alcuna confessione.

L’orribile morte delle turiste scandinave

Le giovani Maren Ueland (che studiava per diventare una guida turistica) e Louisa Vesterager Jespersen erano andate a fare un semplice viaggio turistico in Marocco. Le due ragazze sono state violentate e uccise mentre compivano un’escursione sul Monte Tubkai, meta turistica rinomata del Paese.

Purtroppo, a partire dal 9 dicembre i familiari non sono più riusciti a mettersi in contatto con le due ragazze e il 18 dicembre i loro corpi martoriati vengono rinvenuti all’interno della tenda usata per accamparsi ai piedi del monte. Ad aprile, le autorità marocchine avevano condannato a 10 anni di reclusione un cittadino svizzero, Nicholas P., con l’accusa di apologia di terrorismo e associazione terroristica.