Nuove norme sul cambio di sesso

Il collegio del Tribunale di Milano ha stabilito che è possibile il cambio di sesso all’anagrafe anche prima di essersi sottoporsi ad interventi chirurgici atti a modificare i caratteri sessuali della persona. La rettifica sessuale, infatti, è ormai riconosciuta come uno dei diritti inviolabili dell’individuo.

Cambio di sesso, una sentenza importante

È una sentenza importante quella emessa dal collegio del Tribunale di Milano, la numero 5083 del 28 maggio 2019. Questa afferma che è possibile cambiare il sesso all’anagrafe anche senza essersi sottoposti a trasformazioni anatomiche conseguenti. Per fare questo, si è partiti dall’art.

1 Comma 1 della Legge 14 aprile 1982 secondo cui: “La rettificazione si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali”. Ebbene, l’evoluzione della Giurisprudenza, ha stabilito che non è più necessario l’adeguamento dei caratteri sessuali primari.

L’evoluzione della Giurisprudenza

Per questo risultato si è passati tramite alcune sentenze, come la n. 221/2015 della Corte Costituzionale che dichiarò non fondata la legittimità costituzionale della legge 164/1982. Questa ha stabilito la non necessità del preventivo trattamento chirurgico per la rettifica del sesso. La Corte di Strasburgo, nella sentenza 10 marzo 2015 aveva, ad esempio, ha condannato la Turchia a risarcire i danni ad un transessuale.

Questi aveva dovuto attendere anni prima di poter effettuare i trattamenti chirurgici richiesti. Il Codice Civile turco, in questo caso, era in contrasto con l’art. 8 della Convenzione Europea sui diritti dell’uomo, basato sul diritto della persona all’identità di genere, aspetto essenziale per l’autodeterminazione individuale.

Cambio di sesso senza operazione, successo per i diritti individuali

Giovanni D’Agata, il presidente dello Sportello dei Diritti ha parlato di una grande vittoria e di passi avanti nel rispetto dei diritti.

La nuova Giurisprudenza, grazie ai  nuovi orientamenti della Cassazione, Consulta e della Corte Europea dei diritti dell’uomo, è concorde nell’accogliere la domanda di rettificazione del sesso nei registri dello stato civile anche senza trattamento chirurgico. In questo modo, si tutela il diritto alla salute per raggiungere un equilibrio psicofisico che spesso tarda ad arrivare per l’impossibilità di ricorrere, in tempi brevi, alle operazioni.

Queste vanno intese, a questo punto, non più come prerequisito per l’accesso al provvedimento di rettificazione  ma come mezzo per il conseguimento di benessere psicofisico e autodeterminazione.