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La fretta, o quella che molti indicano come la verve di una ‘campagna elettorale mai conclusa’ (dal punto di vista dialettico), potrebbe aver giocato un brutto scherzo a Matteo Salvini. Il vicepremier avrebbe anticipato l’arresto di 10 cinesi a Prato a operazioni ancora in corso. Il bilancio? L’irritazione della Procura e il rischio di far saltare l’esecuzione di alcune ordinanze di custodia cautelare. Il ministro dell’Interno avrebbe dato la notizia alle 9, ma alle 13 i fermati erano solo 3.

I fatti di Prato

Sono 10 le ordinanze di custodia cautelare emesse a carico di altrettanti cittadini cinesi nell’ambito dell’inchiesta sulla rissa scoppiata in un parcheggio a Prato, il 4 luglio 2018.

All’esito delle attività investigative su quello che è stato ricostruito come uno scontro tra bande rivali per il controllo della prostituzione, nella mattinata di oggi, 6 giugno, sono state attivate le operazioni per l’esecuzione degli arresti.

I fatti di un anno fa provocarono il ferimento di 4 persone, nell’area antistante le Cascine di Tavola. Furono esplosi diversi colpi di arma da fuoco, ma tutte le vittime presentavano ferite da arma da taglio.

Salvini gioca d’anticipo

La notizia dei 10 arresti per i fatti di Prato risalenti a un anno fa è stata data dal vicepremier Matteo Salvini, intorno alle 9 di stamattina.

Il leader leghista ha espresso i suoi complimenti ai militari del Comando provinciale.

Un annuncio in pompa magna al grido di ‘La pacchia è finita’, la cui enfasi si sarebbe ‘sgonfiata’ poco dopo a causa del clima di irritazione innescato tra le mura della Procura: “Si erano fronteggiati a Prato con coltelli e pistole per il controllo della prostituzione: dieci cinesi, tra cui sei clandestini, sono stati arrestati. Grazie ai carabinieri! Nessuna tolleranza per i delinquenti: per loro la pacchia è finita!“.

Il messaggio del ministro, però, sarebbe andato di traverso a chi sta lavorando alle indagini.

Il motivo è presto detto: alle 13 (4 ore dopo il lancio della notizia) i fermati erano soltanto 3. I carabinieri, infatti, avrebbero eseguito 3 ordinanze di custodia cautelare.

Il rischio dietro l’accaduto

La condotta di Salvini non solo avrebbe ‘scavalcato’ le operazioni ancora in corso, ma le avrebbe addirittura esposte al rischio di un fallimento. Mentre il blitz era nel pieno del suo svolgimento, l’avventata mossa del vicepremier potrebbe aver fatto da ‘assist’ agli indagati: 7 irreperibili, con l’ipotesi che possano aver scoperto di avere il fiato sul collo dalla stampa.

Secondo Ansa, il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi avrebbe sottolineato il comportamento di Matteo Salvini in chiave piuttosto critica. Ma non si tratta del primo episodio del genere.

C’è un precedente a tutto questo, e riguarda il giorno in cui lo stesso leader della Lega anticipò gli esiti di un’operazione contro la mafia nigeriana. In quel frangente 6 dei 15 sospettati sfuggirono all’arresto. Il magma della polemica aveva invaso la Procura di Torino, affilando i toni dello scontro tra il procuratore Armando Spataro e Salvini.

Quest’ultimo sarà proprio a Prato questa sera, in vista del ballottaggio di domenica 9 giugno per le amministrative. Inutile dire che la cornice, anche questa volta, è livida.