Medico

Si chiamava Luciana Simoncelli, ma nessuno nel paese di Serravalle di Carda la conosceva. Aveva 59 anni la donna morta in provincia di Pesaro che ha vissuto come un fantasma per circa 45 anni della sua vita.

La testimonianza del medico di famiglia

Luciana Simoncelli era stata vista per l’ultima volta nel comune di Apecchio, in provincia di Pesaro e Urbino, quando era un’adolescente. Per tutta la vita, o quasi, ha vissuto murata in casa a Serravalle di Carda, frazione di 350 abitanti, insieme alla madre e alla sorella. Nessuno nel paese sapeva che faccia avesse, nessuno ne sentiva parlare, nemmeno il medico di famiglia, il dottor Massimo Valentini. Questi ha raccontato a Il Resto del Carlino: “Io sapevo dell’esistenza di questa donna, faceva parte dei miei assistiti ma quando sono andato negli ultimi 25 o 30 anni in quella casa di Serravalle chiamato dalla madre o dalla sorella, alla signora Luciana non la vedevo“.

Più volte il medico ha chiesto di poterla visitare ma la risposta era sempre negativa, adducendo ogni volta la stessa scusa: “Ho chiesto alla madre di poterla conoscere, magari visitare, visto che era una mia mutuata. Ma la risposta immancabile ogni volta era di rifiuto netto e senza possibilità di trattativa: ‘No, mia figlia non ha piacere di vedere nessuno e dunque nemmeno lei dottore, mi dispiace’“. Il dottore ha continuato dicendo: “Ho chiesto spesso il perché di questa reclusione in casa ma la madre mi ha garantito che la figlia stava bene, che passava il tempo sbrigando le faccende domestiche, facendo l’uncinetto e guardando la tv. A lei bastava così“. E sul perché non ne abbia fatto parola con nessuno dice: “Non ne ho parlato con nessuno né con i carabinieri né con la procura perché non lo ritenevo necessario visto che era una libera scelta di una persona che delegava la madre a parlare per lei“.

Serravalle di Carda, dove viveva la donna. Immagine: Sito Agriturismi di Italia
Serravalle di Carda, dove viveva la donna. Immagine: Sito Agriturismi di Italia

Il giorno della morte

Ha vissuto in questo modo fino a sabato scorso quando la situazione si è aggravata: la guardia medica, avvertita dalle parenti della donna, è giunta in casa e ne ha constatato il decesso. Su Il Resto del Carlino, si legge anche la testimonianza di Lorenzo Di Biasio, la guardia medica che era in servizio quel giorno: “Ho ricevuto la chiamata intorno alle 7. Sapevo già che la persona era morta perché così mi è stato detto al telefono. Sono arrivato in questa casa e poi sono salito in camera e ho visto questa donna magrissima distesa sul letto, già con la rigidità della morte, segno che il decesso risaliva a diverse ore prima“. Non solo la magrezza, la signora Simoncelli pesava circa 30 chili, sul corpo erano presenti anche alcune ecchimosi (sulla fronte), e aveva i piedi gonfi con delle ulcere.

Il racconto di Di Biasio prosegue in maniera tragica: “Ho chiesto a quando risaliva la morte, e la sorella mi ha risposto che Luciana era morta intorno a mezzanotte davanti ai suoi occhi. Le ho domandato perché avesse atteso sette ore prima di chiamare un medico, ma non ha saputo dare una spiegazione precisa“. Inoltre: “Ho chiesto della magrezza e mi ha detto che la sorella non mangiava più da qualche giorno e che ultimamente si era ritirata in casa. Non mi ha riferito che faceva questa vita invece da quasi mezzo secolo. Le ho detto che non credevo al fatto che una magrezza di quel tipo fosse dovuta solo a due o tre giorni di digiuno“.

Infine, non vi è alcun documento che attesti l’esistenza della 59enne: “Ho chiesto di vedere delle cartelle cliniche pensando a malattie ma ha risposto che non ne avevano. Allora ho chiesto qualche esame di laboratorio e anche questi non c’erano perché mai fatti. Ho chiesto un documento di riconoscimento e non ne aveva“.

Le cause del decesso non sono chiare

Per tutti questi motivi, la guardia medica, dopo aver constatato il decesso, si è rivolto al medico di famiglia. Il dottor Valentini ha visto per la prima volta la signora Simoncelli all’obitorio di Urbino. Il funerale della donna per ora è sospeso poiché il dottore ha richiesto l’autopsia sul corpo per indagare le cause della morte.