maltrattamenti su una giovane donna

Arcade provincia di Treviso, un uomo di origini marocchine è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti ai danni della figlia 15enne. L’uomo non accettava i costumi troppo occidentali adottati dalla giovane.

Liti e maltrattamenti andavano avanti da tempo, un padre dalle idee tradizionali e una figlia adolescente che vuole essere come i suoi coetanei, ultimo atto, che poteva sfociare in tragedia, uno scatto d’ira dell’uomo che ha quasi dato fuoco alla figlia con un accendino e una tanica di benzina. La giovane si è salvata solo per un caso fortunato.

Vuole dare fuoco alla figlia 15enne

Il litigio, l’ennesimo, era scattato per la lunghezza delle maniche del vestito che la giovane indossava.

Così l’uomo l’ha dapprima cosparsa di benzina e poi ha cercato di darle fuoco; a salvarla un mero caso fortuito, il fatto che l’accendino impugnato dal padre si sia inceppato. La 15enne è riuscita a scappare insieme alla madre; quest’ultima ha denunciato l’accaduto ai servizi sociali e ora entrambe si trovano in un centro protetto insieme agli altri due bambini.

La famiglia non era nuova in Italia, anzi viveva da tempo nella zona e l’uomo era impiegato in un’azienda. Nonostante ciò non tollerava i costumi troppo occidentali della figlia, che erano costante argomento di litigio.

L’uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti.

Hina Saleem e le altre

Quello della giovane 15enne di Treviso è solo un altro drammatico caso che vede una giovane donna privata della possibilità di vivere la sua vita come desidera. Prima di lei, due donne, anch’esse giovanissime e pronte a realizzare il proprio futuro, si sono viste strappare via ogni cosa, la vita compresa.

Hina Salem, giovane donna di origini pakistane, aveva 20 anni quando è stata brutalmente uccisa dal padre e da alcuni parenti proprio per il suo desiderio di vivere come le sue coetanee e, soprattutto, realizzare il suo sogno d’amore con un ragazzo italiano; scelta considerata inaccettabile dal padre.

Hina è morta nel 2006, attirata in un posto isolato, sgozzata e sepolta nell’orto di casa con la testa rivolta verso La Mecca.

L’uomo ora si trova in carcere e sta scontando una condanna a 30 anni. Destino simile è toccato alla giovane Sana Cheema, 25enne italo-pakistana uccisa nel 2018 mentre si trovava in Pakistan perché aveva rifiutato il matrimonio combinato dalla famiglia. La giovane era residente a Brescia dove lavorava ed era perfettamente integrata nella comunità.