rubinetto acqua, fontana

A soli 10 anni Siddharth Dhage, bimbo indiano del piccolo villaggio di Nirmala Devi Nagar, percorre 14 km in treno per riuscire a garantire l’acqua alla sua famiglia. Un viaggio lungo e rischioso che lui e tanti altri bambini sono costretti ad intraprendere ogni giorno.

Il percorso di Siddharth

Siddharth Dhage, insieme a tanti altri bambini, deve compiere un viaggio faticoso e pieno di rischi. Ogni mezzogiorno si incammina verso la stazione ferroviaria di Mukundwadi. Aspetta sotto un albero l’arrivo del treno passeggeri Auragabad-Hyderabad che spesso è in ritardo anche di 3 ore. Arrivato il treno, che è sempre affollato, deve correre per riuscire a salire e guadagnarsi un piccolo spazio sul pavimento del corridoio.

Il treno riparte dopo pochi minuti noncurante della folla che spinge e si accalca, situazione che in passato ha anche causato incidenti e lesioni ai passeggeri. Un viaggio di 7 km lo porterà alla stazione di Aurangabad. Qui ha solo 40 minuti per rifornirsi dell’acqua e sperare di risalire sul treno che lo riporterà a casa non prima delle 17.30. Possiamo solo immaginare la difficoltà del ritorno, quando oltre alla fiumana di persone si aggiunge il peso delle taniche piene e la responsabilità di non farle cadere a terra.

 

Un’intera comunità senz’acqua

La vicenda, resa pubblica dal quotidiano indiano The Times of India, ci racconta di un’India ancora piena di disparità ed ingiustizia sociale. Siddharth e gli altri “ragazzi dell’acqua” vivono nelle piccole unità abitative di Nirmala Devi Nagar, una località priva di rifornimenti idrici municipali. In questa comunità di 300 case dove la maggior parte degli abitanti vive alla giornata, un bidone da 200 litri d’acqua è arrivato a costare 60 rupie. Sono 76 centesimi di euro; ma in un paese come l’India, dove oltre un terzo della popolazione vive con 40 centesimi di euro al giorno, è facile capire come un prezzo simile sia proibitivo.

Anche per coloro che sono in grado di sostenere le spese mensili per l’approvvigionamento dalle cisterne comunalisi parla di 1.150 rupie al mese – quest’ultime arrivano solo una volta ogni 4 giorni. Nel piccolo sobborgo ormai 35 famiglie non possono più permettersi l’acqua e sulle spalle dei più piccoli ricade il peso di questo fardello. Al giornale indiano Jyoti, la mamma di Siddharth ha dichiarato: “Sappiamo che questo viaggio in treno è rischioso, ma è l’unico modo per ottenere un po’ d’acqua”.

Un’amministrazione impotente

Nandkumar Ghodele, sindaco dell’Aurangabad Municipal Corporation (AMC) – organo governativo che amministra la città – ha espresso impotenza per la situazione. “Mi dispiace molto per queste persone, ma non possiamo aiutarle. La nostra priorità è fornire acqua potabile a chi paga le spese. Vorremmo poter aiutare tutti, ma stiamo affrontando una grave crisi idrica”. Ma in città anche chi è raggiunto dalla rete idrica ha l’acqua corrente solo una volta ogni 5 o 6 giorni. Esiste un progetto per la costruzione di una rete di approvvigionamento idrico dal 2011 ma nonostante ciò, per problemi tra l’amministrazione e la ditta incaricata, non si è ancora fatto nulla.

La siccità che ha colpito il Maharashtra

Sono oltre 7 mila i villaggi colpiti dalla siccità che ha investito il Maharashtra, stato centro-occidentale dell’India. La mancanza d’acqua, con pozzi che si esauriscono sempre più rapidamente, costringe migliaia di donne e bambini ad intraprendere viaggi di diversi chilometri ogni giorno. Per un singolo secchio di acqua potabile si può rischiare la vita durante camminate estenuanti o su mezzi di fortuna. La maggior parte di queste persone sono bambini perché i genitori non possono rinunciare al lavoro che gli permette di sopravvivere e di sostenere le spese familiari. La siccità e l’incapacità del governo di far fronte a questa emergenza sta trasformando l’acqua in una merce rara e ricercata. Ma soprattutto sta impedendo ad una generazione di bambini di vivere la propria infanzia con gioia e spensieratezza.