Isola Sommarøy

Se vi siete fermati alla più classica ‘Isola che non c’è’ delle favole, forse non avete ancora sentito parlare di Sommarøy. È il nome di una località della Norvegia che si muove oltre il comune senso del tempo che passa, e ha deciso di fermare le lancette. Anzi, dimenticarle. I suoi abitanti vogliono dire addio agli orologi, confezionando una delle più singolari richieste mai sentite finora: l’attenzione del mondo è su 300 cittadini intenzionati a dare vita alla prima time-free zone al mondo.

L’isola ‘senza tempo’ è in Norvegia

Sommarøy si trova in Norvegia, è un’isola che conta una popolazione di 300 abitanti ed è famosa in tutto il mondo.

Sicuramente per lo spettacolo che offre agli occhi dei turisti, ma anche per la singolare proposta dei suoi abitanti: fermare il tempo.

L’idea è quella di creare la prima area time-free del pianeta, sbarazzandosi dell’orologio e smettendo di regolare la propria vita secondo l’inesorabile incedere delle lancette.

Quanto voluto dai residenti della splendida località al largo di Tromsø ha tutto il sapore di una rivoluzione a doppio senso di marcia. Da una parte l’evoluzione verso una vita ‘liberata’ dai limiti temporali, dall’altra un’involuzione verso epoche remote, in cui l’ora era un concetto inesistente.

Addio agli orologi

Secondo gli abitanti dell’isola, immersa in uno scenario artico mozzafiato, l’orologio sarebbe inutile. Anzitutto perché la loro vita scorre per mesi senza giorno e per un periodo altrettanto lungo senza notte, e quindi la classica alternanza alba e tramonto non esiste.

Per creare la loro ‘oasi felice’ senza vincoli di orario hanno convocato un’assemblea per cancellare il tempo. La petizione è stata firmata dalla maggioranza dei residenti, con grande soddisfazione di Kjell Ove Hveding, la mente dietro questa proposta.

Ma non tutti sono d’accordo: secondo un ristretto gruppo di persone, l’idea rischia di compromettere gran parte delle attività che si svolgono in città.

A partire dalla gestione delle aperture e chiusure dei locali, così come l’assetto delle strutture ricettive (che avrebbero difficoltà a ‘fissare’ i tempi di permanenza dei turisti e, quindi, i relativi costi). L’ultima parola spetta al governo.