Cronaca

Donna scomparsa nel Vicentino, caso risolto dopo 20 anni: uccisa e data in pasto ai maiali

Svolta nelle indagini sul giallo delle due donne scomparse nel Vicentino nel 1988 e nel 1999. Entrambe mogli dell’allevatore Valerio Sperotto, deceduto nel 2011, sarebbero state uccide e date in pasto ai maiali. Il colpo di scena è arrivato dal test del Dna su un’unghia ritrovata nella porcilaia: appartiene a una delle vittime.
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Svolta nelle indagini sul giallo di Virginia Mihai, seconda moglie dell’allevatore Valerio Sperotto scomparsa 20 anni fa da Velo d’Astico (Vicenza). Le tracce della donna si erano perse nel 1999, sorte toccata anche alla prima consorte dell’uomo (deceduto nel 2011, all’età di 64 anni). Quest’ultima, Elena Zecchinato, era sparita nel nulla nel 1988 ma i due casi sarebbero legati da un terribile fil rouge: entrambe uccise e date in pasto ai maiali.

La svolta grazie a un’unghia

È questa la pista battuta dagli inquirenti dopo la riapertura del fascicolo, datata 2017, che ha visto un clamoroso colpo di scena.

Nel 2017, nella porcilaia, è stata repertata l’unghia di un alluce, oggi risultata compatibile al 100% con l’identità di una delle vittime.

Il reperto appartiene a Virginia Mihai, seconda moglie dell’allevatore Valerio Sperotto scomparsa nel 1999. Da allora le sue tracce sono rimaste nel limbo di uno dei cold case più enigmatici delle cronache.

A 20 anni dall’inizio del giallo è arrivata la svolta, con il ritrovamento del reperto nella porcilaia del marito. L’uomo non potrà rispondere di alcun reato, poiché morto nel 2011, ma sulla sua posizione si sono riaccesi, prepotenti, i riflettori delle indagini.

Uccise e date in pasto ai maiali: l’ipotesi

La conferma è arrivata dall’esame del Dna: l’unghia è compatibile al 100% con l’identità di Virginia Mihai. La scoperta getta una sinistra ombra sulla sorte toccata alla prima moglie dell’uomo, Elena Zecchinato, scomparsa misteriosamente, e mai ritrovata, nel 1988.

Due donne con un tragico destino in comune, secondo gli inquirenti, uccise e date in pasto ai maiali per impedirne il ritrovamento. È questa l’ipotesi investigativa che ha preso corpo nell’ultima fase d’indagine, finita sul tavolo del pm Hans Roderich Blattner (titolare dell’inchiesta riaperta nel 2017).

L’unghia è stata rinvenuta all’interno di una delle stalle in cui Sperotto teneva i maiali, e l’esito della consulenza dei Ris ha consegnato alla procura l’importante elemento a carico di una ipotesi di duplice omicidio.

Secondo gli investigatori, questo deporrebbe a favore della pista di una morte violenta: Elena Zecchinato e Virginia Mihai (che era in via di separazione dal marito all’epoca dei fatti) sarebbero finite nella stessa trama di orrori. Tra poche settimane è prevista l’analisi di vasche e tubature della porcilaia, già oggetto di sopralluoghi da parte dei carabinieri.

I primi sospetti su Valerio Sperotto

Valerio Sperotto era finito nel mirino dell’inchiesta, poi formalmente indagato ma senza particolari conseguenze, per via della sua traballante versione dei fatti.

Nel fornire un resoconto della dinamica di scomparsa della seconda moglie, non ha convinto gli inquirenti. A suo dire, Virginia Mihai lo aveva lasciato sulla strada verso Piovene, al culmine di una lite. Si sarebbe poi diretta verso la stazione di Vicenza, nei cui pressi aveva parcheggiato la sua auto prima di sparire nel nulla.

L’allevatore non avrebbe mostrato alcun segno di cedimento nemmeno prima di morire, e la sua apparente imperturbabilità ha contribuito a rendere difficile il lavoro d’indagine su questa atroce vicenda.

Non si esclude l’ipotesi che possa aver agito con un complice.

La scoperta del reperto

L’unghia è stata trovata durante gli scavi nel terreno che apparteneva a Sperotto e che, dopo la sua morte, è stato acquisito da un imprenditore, Bortolo Miotti.

Proprio nel 2017, l’uomo ha raccontato agli inquirenti di avervi trovato dei sacchi contenenti resti umani (ossa e un cranio). Ma ha anche aggiunto di averli nuovamente sotterrati per paura.

È allora che il pm Blatter ha riaperto il fascicolo sulla scomparsa delle due mogli dell’allevatore, affidando agli archeologi forensi del Labanof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense di Milano) l’incarico di cercare quanto dichiarato dal Miotti.

Nessun esito dagli scavi compiuti per mesi nel luogo indicato: in quel terreno non è stato trovato nulla e l’imprenditore è stato iscritto nel registro degli indagati per simulazione di reato. Il frammento di unghia, invece, è stato recuperato in un’altra area, in un punto dove l’uomo che ha denunciato il ritrovamento delle ossa – dando impulso alla riapertura dell’inchiesta – non era arrivato.

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