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Spagna, riconosciuta la violenza sessuale per il caso “la Manada”

Pubblicato: 21/06/2019 22:58

Il Tribunale Supremo spagnolo ha ribaltato la sentenza molto discussa del Tribunale di Navarra sul caso dello stupro di gruppo del 2016, che ha suscitato ondate di proteste in Spagna lo scorso anno. Dopo la condanna per abuso sessuale per i 5 membri de “la Manada” (il branco, come si chiamavano tra loro) ai danni di una 18enne, moltissime persone sono scese in strada con lo slogan “Hermana, yo sì te creo“, (Sorella, io ti credo). Oggi il corrispettivo della Corte di Cassazione in Spagna ha aumentato la condanna a 15 anni, aggiungendo due aggravanti alla riconosciuta violenza sessuale. Sulla vicenda è intervenuto anche il capo di governo Pedro Sanchez, che da tempo appoggiava la protesta dei collettivi femministi contro la sentenza.

Stuprata dal branco: riconosciuta la violenza sessuale

Come riporta El Pais, i giudici del Tribunale Supremo hanno riconosciuto la violenza sessuale di gruppo con aggravanti per lo stupro avvenuto a Pamplona che ha sconvolto la Spagna. I cinque autori della violenza sono José Angel Prenda, Jesús Escudero, Ángel Boza, il soldato Alfonso Jesús Cabezuelo e l’ex agente della Guardia Civil Antonio Manuel Guerrero. Oltre all’accusa principale, le aggravanti sono di trattamento vessatorio e di aggressione da parte di due o più persone e Guerrero è stato condannato ad un anno in più per aver rubato il cellulare della vittima, intimidendola. Inoltre, gli aggressori dovranno risarcire la vittima per una cifra di 100mila euro.

La 18enne sarebbe stata trascinata in un portone di Pamplona durante la festa di San Fermín e aggredita dai 5 uomini, subendo almeno 10 penetrazioni vaginali ed anali. La vittima, riporta il comunicato diffuso dai magistrati, ha “adottato un atteggiamento di sottomissione facendo ciò che gli autori gli hanno detto di fare di fronte all’angoscia e all’opprimente paura che la situazione le ha causato nel luogo appartato, stretto e senza uscita, in cui è stata portata con la forza“. I fatti descriverebbero “uno scenario intimidatorio, in cui la vittima non è in nessun momento consenziente agli atti sessuali“.

La sentenza che ha fatto scoppiare le proteste

Il Tribunale di Navarra aveva condannato gli autori dell’aggressione a 9 anni per abuso sessuale, una sentenza rigettata dal Tribunale Supremo. I togati hanno attinto ai casi precedenti e hanno stabilito che non si tratta di un reato di abuso sessuale ma di violenza. L’aggravante di trattamento vessatorio attribuito agli accusati, inoltre, non era applicabile per i reati di abuso. Contro la sentenza di Navarra avevano fatto ricorso le parti e si erano mobilitate le organizzazioni femministe, che erano scese in piazza con migliaia di persone.

Circa 130 collettivi femministi, tra cui Comisión 8M, hanno attaccato la sentenza sia a livello giuridico che politico definendolo un atto di “giustizia patriarcale che non difende né crede alle donne“. Sono intervenute sulla questione anche figure politiche, come Eva Díaz Tezanos, vicepresidente del governo della Cantabria, che ha ringraziato il Tribunale Supremo per aver dato giustizia alla vittima. Il presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez, che anche all’epoca della sentenza aveva espresso il suo sostegno alla vittima e alle donne scese in piazza, ha twittato “Fu una violenza. La sentenza del tribunale sulla Manada lo conferma. Solo sì è sì. La Spagna continua a muoversi nella protezione dei diritti e le libertà delle donne e non si fermerà. Perché ci abbiamo creduto, perché ti crediamo. Perché ti vogliamo VIVA, LIBERA, SENZA PAURA“.

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