pesci nella rete

È allarme per la pesca a strascico nel Mediterraneo: secondo i dati della Ong Oceana – che si occupa di monitoraggio e tutela delle acque – sarebbero 28mila le ore di attività potenzialmente illegale registrate in aree protette nel 2018. Il report sarà presentato in Commissione generale a Tirana, in Albania, e contiene un focus preoccupante su quanto si starebbe consumando nei nostri mari.

Mediterraneo: attività illegali in aree protette

Secondo i dati raccolti dalla Ong Oceana, in presentazione alla Commissione generale per la pesca nel Mediterrraneo (GFCM), quest’ultimo sarebbe uno dei teatri marini più sfruttati al mondo. Nel solo 2018, le ore di attività potenzialmente illegale sarebbero state circa 28mila, con particolare riferimento al metodo a strascico.

Stando alla fotografia emersa dalle analisi dell’organizzazione, ribadita nella nota diffusa sul sito web di Oceana, la situazione più allarmante riguarderebbe tre aree soggette a restrizioni, con almeno 56 pescherecci con reti a strascico segnalati per oltre 14mila ore di pesca. Si tratta di zone in cui, dal 2017, ricade un preciso e ufficiale divieto.

Da tempo, gli sforzi di analisi si concentrano anche sul Canale di Sicilia, per cui Oceana chiede maggiore attenzione al fine di preservare ambienti fondamentali per il nasello e il gambero rosa.

L’appello a intensificare i controlli

Il focus sulle operazioni di pesca potenzialmente non autorizzate e non regolamentate si estende a diversi Paesi del Mediterraneo, tra cui Libia (4400 ore), la Tunisia (1900 ore), Siria (80 ore), Albania (780 ore), Montenegro (1800 ore) e Egitto (390 ore).

Oceana chiede maggiori controlli e un piano di intervento che coinvolga tutti i governi, sollecitando sanzioni e un costante monitoraggio delle attività in corso anche grazie al necessario principio di trasparenza che permetterebbe di avere un quadro della situazione aggiornato in tempo reale.

Proteggere le aree cruciali per la sopravvivenza dei pesci è una componente della buona gestione della pesca e dovrebbe diventare una priorità per il Mediterraneo” , sottolinea Nicolas Fournier, responsabile delle politiche dell’UE presso Oceana Europe.