bambina con la faccia rivolta verso il muro e le mani sulle orecchie in segno di disperazione

Una storia orribile di violenze sessuali perpetrate da un padre, un medico veronese, ai danni della figlia è stata raccontata dal giornale L’Arena che ha pubblicato anche una lettera della giovane. Le violenze iniziarono quando la ragazza era solo una bambina di 11 anni, nel 2006. Il padre è stato condannato a 12 anni di carcere e, anche se alle violenze sessuali ha posto fine la vittima raccontando alla madre quello che era costretta a subìre dall’uomo che più di ogni altro avrebbe dovuto proteggerla, la ragazza ha descritto la sua vita come una lotta quotidiana.

Violenta la figlia per 5 anni

Le violenze sessuali sono iniziate quando la ragazza era una bambina, aveva 11 anni, e si sono drammaticamente protratte per 5 lunghi anni, fino a quando la giovane non ha iniziato a frequentare le scuole superiori.

Un calvario iniziato nel 2006 con dei baci sulle labbra e conclusosi nel 2011, quando il padre la stuprò costringendola ad avere con lui un rapporto sessuale completo.

La ragazza che allora frequentava le superiori raccontò tutto alla madre che decise di separarsi dall’uomo, un medico di Verona. Da allora, il padre-orco ha iniziato a tormentare lei e la madre perseguitandole al punto da spingerle a denunciarlo.

L’uomo è stato infatti condannato per stalking a 2 anni e 6 mesi di carcere e poi ad altri 2 mesi di reclusione per non aver dato sostegno economico alla famiglia. Ieri, è stata emessa contro di lui una condanna a 12 anni di carcere per aver violentato sua figlia.

La denuncia e il percorso verso la consapevolezza

La giovane ha trovato il coraggio di denunciare suo padre per le violenze sessuali che subiva 3 anni fa. Come racconta lei stessa nella lettera pubblicata da L’Arena, non è stato facile inizialmente capire la gravità di quello che suo padre la costringeva a subìre: “Ero piccola ed avevo vissuto fin dalla nascita nella violenza.

Non riuscivo a distinguere il bene dal male, per cui non capivo che quello che mi stava succedendo era completamente sbagliato. La consapevolezza è arrivata piano piano, crescendo e iniziando a rapportarmi con il mondo esterno. Ma la vera e grande consapevolezza è arrivata qualche anno dopo che le cose erano terminate. Iniziavo a capire vagamente che quello che mi era successo doveva essere rivelato a chi camminava con me. Ma non solo: dovevo urlarlo al mondo intero“.

La denuncia che ha portato alla condanna del padre viene descritta dalla giovane come un “grande traguardo“, il “primo grande passo“, ma allo stesso tempo come “una piccola parte del tutto“. Infatti, la giovane spiega che le atrocità che ha subìto non si cancellano con una condanna: “La strada fino ad ora è stata lunga e lo sarà ancora. Con la denuncia, la mia speranza era che tutto finisse il più in fretta possibile. E invece ora mi rendo conto che devo trovare ancora tanta forza in me per poter andare avanti finché non avrò quello che mi spetta, che certamente sarà veramente poco in confronto all’infanzia e all’adolescenza che mi sono state portate via“.

Una lotta dura in cui non si è vittime ma combattenti

La forza necessaria per lasciarsi alle spalle le violenze sessuali di un padre mal si conciliano con la visione della parte lesa, della ragazza stuprata come una vittima. La giovane racconta di combattere ogni giorno contro il proprio passato e quello che ha subìto non l’ha trasformata in “una debole”: “La lotta è dura, però credo che ne varrà la pena. Non solo per me e per la mia famiglia, ma perché sono certa che qualcuno là fuori capirà che noi non siamo più vittime, ma combattenti. E insieme ognuna di noi, ogni donna che ha avuto ed ha il coraggio di denunciare, farà tanto. Farà tanto per tutte noi e per chi non ha ancora avuto il coraggio di farlo“.

Infine, la giovane si auspica solo una cosa, ovvero che a livello giuridico le regole migliorino per chi come lei decide di denunciare le violenze che subisce: “Spero che in un futuro la giustizia italiana possa migliorare, per aiutare ogni persona che ne avrà bisogno, che avrà bisogno di avere la propria giustizia. Intanto, io continuo a cercare da qualche parte la forza che mi serve per arrivare ad ottenere quello che qualche anno fa ho scelto di chiedere. Giustizia“.