ebola in congo

L’epidemia di Ebola che è in corso nella Repubblica Democratica del Congo dallo scorso agosto è stata definita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) un’Emergenza alla Salute Pubblica di Interesse Internazionale. L’annuncio è arrivato il 17 luglio alla fine di un incontro a Ginevra cui era presente anche l’Unicef e incentrato sull’epidemia che si è abbattuta sul Paese dell’Africa. Durante il meeting, particolare attenzione è stata riservata alla condizione dei bambini ed è stata espressa la necessità di non chiudere le frontiere.

L’epidemia di Ebola: mai così tanti bambini contagiati

Si tratta dell’epidemia di ebola più devastante che abbia mai colpito il Congo e questo era già noto dallo scorso novembre, quando le Nazioni Unite, l’OMS e il CDC (Center for Disease Control – Centro Controllo Malattie) avevano lanciato l’allarme.

Il 17 luglio, è stata l’OMS a dichiarare che si tratta di un’Emergenza alla Salute Pubblica di Interesse Internazionale. L’epidemia si è estesa in Congo per 500 chilometri quadrati e un caso è stato registrato anche a Goma, una città al confine con il Ruanda, che rappresenta una crocevia di traffici economici fondamentale per il Paese. L’OMS ha raccomandato di non chiudere le frontiere perché negare approvvigionamenti in questo momento metterebbe in ginocchio la popolazione.

Il caso riscontrato a Goma è stato tempestivamente isolato in 72 ore: l’uomo era su un autobus e i medici hanno vaccinato 75 persone con cui avrebbe avuto contatti.

L’epicentro dell’epidemia resta la città di Beni con il 46% delle diagnosi di Ebola, segue solo la città di Mangina con il 18% dei casi. Si riconferma quindi come regione maggiormente colpita dall’epidemia il Kivu Nord, accanto a quella di Ituri. Come ha spiegato il portavoce dell’Unicef Marixie Mercado, su 2.500 casi che hanno provocato 1,665 morti, particolarmente preoccupante è la situazione dei bambini: sono 750 i bimbi contagiati e, a differenza delle altre epidemie, rappresentano il 31% dei casi a fronte del 20% dei focolai precedenti.

Il 40% dei piccoli contagiati ha meno di 5 anni. Per i bambini la situazione è terribile: separati dai genitori a causa della malattia necessitano di cure e attenzioni specifiche, mentre quelli rimasti orfani hanno bisogno di essere accolti da famiglie allargate. Ugualmente allarmante è la condizione delle donne che rappresentano il 57% dei casi.

Le raccomandazioni dell’OMS

Alla fine dell’incontro svoltosi il 17 luglio, l’OMS ha stilato una lista di raccomandazioni per arginare l’epidemia e che interessano soprattutto le regioni interessate dalla diffusione dell’Ebola e i Paesi confinanti con il Congo.

Per quanto riguarda tutti gli altri Stati, l’OMS raccomanda di non chiudere le frontiere: “Nessun paese dovrebbe chiudere i confini o porre restrizioni a viaggi e commerci. Simili misure sono applicate in base alla paura e non hanno alcuna base scientifica. Queste misure spingono il movimento delle persone e delle merci verso frontiere che non sono sotto controllo, quindi accrescono le possibilità di diffusione della malattia. Cosa ancora più grave, queste restrizioni possono compromettere anche le economie locali ed influenzare negativamente le operazioni di sicurezza e logistiche“.

Il direttore generale dell’OMS, il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha poi espresso la necessità di dedicare maggior impegno a livello internazionale per mettere fine e arginare l’epidemia: “È tempo che il mondo prenda coscienza e raddoppi gli sforzi. Dobbiamo lavorare insieme in solidarietà con il Congo per mettere fine all’epidemia e costruire un sistema sanitario migliore“.

L’Ebola: sintomi e contagio

L’Ebola è una febbre emorragica ed è caratterizzata da sintomi come febbre molto alta, feci scure e spesso insanguinate, dolori addominali, cefalea, faringite, nausea, vertigini e diarrea. La malattia ha un periodo di incubazione che va dai 2 ai 21 giorni, progredisce e porta alla morte nel giro di 14.

Non si trasmette per via aerea ma attraverso il contatto diretto tra fluidi corporei (saliva, vomito, feci, muco, sangue, lacrime). Affinché il virus si trasmetta il contatto deve essere diretto e cioè deve avvenire tra i fluidi corporei di chi ha contratto l’ebola e le membrane mucose di chi è sano (naso, bocca, occhi) o le eventuali ferite aperte. La malattia potrebbe essere anche trasmissibile attraverso i rapporti sessuali.