Paola Turci

Nonostante gli oltre 100 punti di sutura, quell’incidente quasi mortale del 1993 resta per Paola Turci una ferita ancora aperta. Quel giorno ha rischiato di perdere l’occhio, ma anche la vita.

La cantante torna a parlarne in una recente intervista rilasciata su Il Messaggero, dove rivive quegli istanti più terribili, che hanno segnato per sempre la sua esistenza. La stessa esistenza salvata dalla musica.

La musica come salvezza

Già da adolescente Paola Turci ha fatto della musica la sua vera salvezza. Al Messaggero la cantante racconta come ha intrapreso la strada del cantautorato.

Dai 3 ai 16 anni ascoltavo Franco Battiato e Pino Daniele” ricorda la cantante.

All’improvviso la svolta rocka:Poi l’illuminazione rock. Mi chiamavano Patti perché ero uguale alla Smith. Mostravo la copertina di Easter a mia madre e pensava fossi io, così emaciata, aspetto quasi tossico. Ho vissuto pienamente la mia crisi esistenziale adolescenziale. La musica mi salvava, mi piaceva il dramma“.

Il ricordo dell’incidente

Infine aggiunge: “Basta un inciampo a distruggere un’esistenza. Se recuperi, capisci il miracolo che siamo. Da qui il mio volere volare“. E dalla musica riparte Paola Turci, con un brano che dice tutto già dal titolo, Viva Da Morire.

Un titolo chiave se si pensa all’incidente che ha subito anni fa.

Lei stessa è consapevole di essere stata protagonista di un vero e proprio miracolo. Ed infatti afferma: “Avrei dovuto essere già morta“. Di quell’incubo Paola porterà addosso le cicatrici per tutta la sua vita: quella volta ha rischiato di perdere anche un occhio. La cantante, come molti sanno, ha dovuto sottoporsi a ben 13 interventi chirurgici, 12 dei quali riservati proprio al suo occhio.

Ora, la Turci sta bene, e riparte ancora una volta dalla musica, anzi fa molto di più. La cantante affida alla musica il compito di raccontare se stessa, anche dopo l’incidente, grazie agli ultimi brani che citano proprio la forza, la determinazione e la grinta cui Poala ha fatto appello in questi anni.