balene uccise alle Isole Faroe

La cronaca di un nuovo massacro di cetacei arriva, ancora una volta, dalle Isole Faroe, dove nei primi 8 mesi del 2019 il bilancio della consueta ‘grindadráp’ (‘caccia alle balene’) è aggiornato a 540 esemplari uccisi. Lo rivela Sea Shepherd, organizzazione no profit da anni impegnata contro la strage che si consuma ogni anno nelle acque dell’arcipelago danese situato nel Nord dell’Atlantico. L’ultima mattanza a colpi di armi da taglio, parte di una tradizione che non smette di far discutere, ha fatto registrare l’uccisione di 23 globicefali tra cui 2 femmine incinte e un piccolo.

La mattanza vissuta come una festa

Sea Shepherd, organizzazione guidata da Paul Watson che da anni combatte contro la tradizionale caccia ai mammiferi marini delle Isole Faroe, ha documentato l’ennesima strage di globicefali (o balene pilota) che si è consumata nell’ambito del tradizionale appuntamento per gli abitanti dell’arcipelago danese.

Si tratta della decima ‘grindadráp’ del 2019, che dal 1° gennaio al 5 agosto ha visto morire ben 540 cetacei. L’ultima mattanza, compiuta come di consueto con armi da taglio, riguarda un branco di 30 esemplari (di cui solo pochissimi sarebbero riusciti a fuggire) accerchiato da circa 20 imbarcazioni e costretto a muoversi verso la baia di Hvalvik per essere sterminato davanti a decine di turisti.

Si tratta di un momento che è parte integrante della società locale e che scuote le coscienze in tutto il mondo, anche perché vissuto dai residenti come una festa. Gli animali vengono uccisi in modo atroce, attraverso la recisione del midollo spinale e lo sfondamento di bulbo oculare e sfiatatoio, davanti alla folla di ‘spettatori’.

Uccise anche due femmine incinte

Nel corso dell’ultima battuta di caccia, secondo i dati riportati da Sea Shepherd che ne ha documentato le drammatiche fasi in diretta, sono stati uccisi anche due femmine incinte e un piccolo di globicefalo.

Il bilancio, definitivo e sconcertante, è stato di 23 esemplari massacrati a coltellate e con l’uso di uncini e lance.

La pratica, secondo la denuncia dell’organizzazione ambientalista guidata da Watson, continua a mietere vittime senza sosta nell’apparente indifferenza di milioni di persone e delle istituzioni locali.

Ogni anno – riferisce Sea Shepherd sul suo sito -, fino a 1000 globicefali e delfini vengono cacciati e brutalmente uccisi nel protettorato danese delle Isole Faroe”.

Sea Shepherd è attiva sul campo dagli anni ’80, nel tentativo di impedire, una volta per tutte, che l’atroce tradizione continui a mantenersi viva. Sarebbero 28, ad oggi, i volontari arrestati per aver cercato di opporsi alla grindadráp.

La posizione della Danimarca

Per quanto riguarda la posizione della Danimarca, Sea Shepherd ha acceso i riflettori del caso davanti alla Commissione europea, con una richiesta ufficiale per l’avvio di una procedura di infrazione.

Una direttiva dell’UE – si legge sul sito dell’organizzazione – vieta agli Stati membri tutte le forme di disturbo, cattura o uccisione deliberata di cetacei, tuttavia Sea Shepherd ha prove che dimostrano che i funzionari danesi della polizia, della marina e delle dogane, hanno facilitato e persino partecipato attivamente alle Grind“.

Una denuncia pesantissima che, però, non ha impedito l’ennesimo orrore e davanti alla quale c’è ancora chi non sente. L’immagine delle due femmine incinte e del piccolo uccisi senza pietà avrebbe tutto un altro peso, agli occhi del mondo, se si trattasse di esseri umani. Questioni di specie, insomma, che continuano a fornire una ‘giustificazione’ paradossale e anacronistica alla barbarie.

*immagine in alto: fonte/Facebook Sea Shepherd Faroe Islands Campaign, dimensioni modificate