mano di uomo con forchetta

La salute del nostro pianeta passa anche attraverso il piatto: non è una battuta ma quanto emerge dal recente rapporto del Gruppo intergovernativo Onu sul cambiamento climatico (IPCC). Stando ai dati diffusi dal comitato scientifico, infatti, ridurre il consumo di carne può portare a un netto miglioramento del clima. Come? Adottando una dieta a impronta vegetariana o vegana, che consentirebbe un sensibile abbassamento dei gas serra.

Mangiare meno carne aiuta il clima

Una dieta povera di carne aiuta a ridurre i gas serra e a tutelare il clima. Lo rivela il recente studio del comitato scientifico sul climate change dell’Onu, che spiega come una dieta vegetariana o vegana permetta il calo dell’inquinamento.

Lo sfruttamento intensivo delle terre si sta estendendo senza sosta, a causa dell’aumento della popolazione che richiede sempre maggiori risorse. Per preservare chilometri quadrati di territorio da questo stress, sarebbe sufficiente cambiare le proprie abitudini alimentari in favore di un minor consumo di carni.

Il Gruppo intergovernativo Onu stima un abbattimento delle emissioni di CO2 fino a 6 miliardi di tonnellate annui. Una cifra davvero impressionante che si otterrebbe con un semplice controllo razionale del cibo.

Il legame tra ambiente e alimentazione

Non è una novità che ambiente e alimentazione siano interconnessi, in un legame che gioca reciproci ruoli di forza che – in una situazione ottimale come quella prospettata dal comitato Onu – sono fatti per stare in perfetto equilibrio.

Lo sbilanciamento creato da una cattiva gestione delle terre emerse (un quarto delle quali sarebbe ormai fortemente compromesso) e dal consumo eccessivo di carne a tavola è dovuto al fatto che le attività dell’uomo nei settori agricoltura e allevamento sono spesso prive di un’analisi costi-benefici.

Il rapporto IPCC spiega come, ad esempio, in alcune aree del mondo gli allevamenti producono emissioni di metano notevoli, con devastanti effetti sul clima.

L’allarme del comitato Onu

Secondo i dati IPCC, il consumo di carne su scala globale sarebbe raddoppiato negli ultimi 50 anni, aumentato di un terzo a livello pro capite.

L’impoverimento del suolo, inoltre, è accelerato dall’impiego crescente di fertilizzanti chimici, nella pericolosa convinzione che il terreno sia una risorsa rinnovabile. Non è così, e lo dimostrano le preoccupanti proiezioni a breve termine che vedono interi ecosistemi a rischio davanti al climate change.

Il prossimo step, secondo l’allarme lanciato nel documento IPCC, è il ‘punto di non ritorno’ in cui tutti gli equilibri naturali del pianeta salteranno. Una dieta a bassa emissione di carbonio, con un incremento del consumo di frutta e verdure, permetterebbe di calare un asso importante sul tavolo di un gioco che sta mettendo in pericolo la vita sulla Terra.