Carabinieri Immagine di repertorio

Sfruttato, sottopagato e fatto vivere in condizioni davvero precarie, è la storia di un giovane pastore bengalese scoperta oggi dai carabinieri di Bari. Il ragazzo, non avendo permesso di soggiorno né una fissa dimora, veniva trattato come uno schiavo dal proprietario della masseria presso la quale lavorava.

Nessun rispetto a livello lavorativo né umano

Il giovane bengalese lavorava in un’impresa agricola a Casamassima, in provincia di Bari. Veniva pagato 1.80 euro l’ora per svolgere diverse mansioni, una sorta di factotum, schiavizzato fino all’inverosimile. La sua giornata lavorativa durava in media di 11 ore, quando il contratto collettivo a livello nazionale ne prevede al massimo 10.

Alle prime luci dell’alba il pastore usciva per portare al pascolo il gregge di pecore. Non appena rientrava, al tramonto, si occupava della mungitura e della pulizia degli animali. La sua storia è stata riportata da vari quotidiani, tra i quali La Repubblica Bari, sul quale si legge anche che il datore di lavoro non pagava il ragazzo da 2 mesi.

Inoltre, il bengalese non aveva diritto alle ferie né al riposo settimanale. Non aveva neanche seguito un corso di formazione minimo sui rischi per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro.

Né, tantomeno, era stata effettuata su di lui una visita medica per appurare che potesse svolgere tutte quelle mansioni.

Le condizioni di vita precarie del pastore

Con il lavoro era incluso anche il “vitto e l’alloggio”. Il giovane viveva in una sorta di container ricavato da alcune cabine di un camion. I medici della Asl hanno certificato come precarie le condizioni igieniche dell’abitazione. La cucina consisteva in un fornello che funzionava con una bombola a gas, tutto nello stesso spazio in cui il giovane dormiva.

La cosa ancora più agghiacciante è il luogo dedicato ai servizi igienici: per i propri bisogni il ragazzo si serviva di un pozzo, lo stesso che utilizzavano gli animali per abbeverarsi.

L’imprenditore si rifiutava di aumentargli lo stipendio e di offrirgli un luogo migliore dove poter vivere. Lo teneva sotto scacco perché conosceva lo stato di difficoltà in cui versava il giovane pastore, che era sprovvisto di permesso di soggiorno. Il quale, accettava le condizioni disumane per poter spedire quel poco denaro alla moglie e ai figli rimasti nel Paese d’origine.

La scoperta dei carabinieri

A seguito di alcuni accertamenti i carabinieri di Bari hanno scoperto quanto accadeva nella masseria. Questa mattina il proprietario, un pregiudicato di 46 anni, è finito agli arresti domiciliari per sfruttamento del lavoro e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. All’imprenditore sono stati contestati anche altri reati quali: l’omessa formazione dei dipendenti sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro e mancata valutazione delle condizioni di salute in relazione all’impiego; l’impiego di lavoratori subordinati in nero; la violazione delle disposizioni per il contrasto del lavoro; il divieto di assunzione di lavoratori privi di permesso di soggiorno.


Infine, per lui è scattata una sanzione amministrativa (comprese ammende) pari a 60mila euro e la sospensione dell’attività produttiva.