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La storia di Lorenzo Patrone si lega a quelle di tanti giovani italiani che, non trovando fortuna in patria, vanno a cercarla altrove. Il dottor Patrone, esperto radiologo interventista, si è laureato con 110 e lode all’Università di Genova, per poi conseguire la Specialità con 50/50. Dal 2009 al 2016 ha lavorato presso l’Ospedale Universitario San Martino IST di Genova con un contratto incerto. Poi ha deciso di trasferirsi definitivamente in Inghilterra, dove ha trovato stabilità ed importanti riconoscimenti nel suo settore.

A Londra ha trovato il suo posto, stabilità e riconoscimento

Nato e cresciuto a Nervi (Genova), nel 2015 l’Ospedale San Martino l’ha assunto come Medico Radiologo.

Ma dopo una breve esperienza tra il 2013 e il 2014 al Guy’s and St. Thomas’ Hospital di Londra, Patrone ha sentito l’esigenza di lasciare l’Italia definitivamente. Nel 2016 è tornato a Londra, dove lavora come Consultant al Northwick Park and St Mark’s Hospitals. Il giovane radiologo interventista ha esperienza in ogni branca della Radiologia e vanta numerose pubblicazioni sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali. Inoltre, ha partecipato attivamente, con contributi significativi, ai più importanti congressi europei del settore. La celebre rivista inglese Evening Standard gli ha dedicato uno spazio lo scorso mese per un intervento “disperato”, col quale ha salvato il piede di una paziente dall’amputazione.

Il chirurgo endovascolare 36enne a Genova era precario, mentre ora si trova ai vertici di un centro specialistico con oltre 1 milione di pazienti.

Amarezza e orgoglio nelle parole di Patrone

C’è amarezza nelle sue parole rilasciate a Repubblica: “il mio posto dipendeva dall’aspettativa di un collega più anziano, sarei rimasto probabilmente a fare un lavoro non mio”. Ma anche orgoglio: “faccio corsi sulle mie competenze sull’ischemia di gamba, vengono da tutta l’Inghilterra per vedermi operare .Il mese prossimo ho due conferenze da tenere, una a Chicago l’altra a Israele”.

Infine, per Patrone la sua esperienza si inserisce fra le varie dimostrazioni di quanto al sistema italiano servirebbero strategie reali, meno frammentazione, anche meno politica negli ospedali. Se io sono riuscito a fare tanto bene altrove, è anche e soprattutto grazie a studio, cuore e capacità di andare fuori dagli schemi. Doti tutte italiane che i bravi medici italiani hanno dalla loro, un potenziale che però si perde, soprattutto nei grandi ospedali. Dove per giochi politici e gerarchici i giovani motivati spesso non hanno le stesse possibilità di diventare grandi.

Immagine in evidenza: Facebook