Alex Britti

Il live di Alex Britti sul palco di Anagni è stato occasione per una rivelazione che mai, prima d’ora, era emersa così forte e chiara in favore di pubblico. Nell’introdurre il suo brano Milano, l’artista si è abbandonato a una toccante riflessione sul senso del ‘diverso’ e della discriminazione, vissuti in prima persona durante gli esordi della sua carriera tra il Nord Europa e il cuore della Lombardia.

Alex Britti: il passato da uomo di ‘serie C’

C’è una sfumatura aspra nel passato di Alex Britti, artista tra i più affermati nel firmamento musicale italiano. È una nota ‘stonata’ che il cantautore non intende dimenticare, anzi: ne ha fatto tesoro e l’ha portata come prezioso insegnamento sul palco del suo concerto ad Anagni.

Nell’introdurre il brano intitolato Milano, ha voluto ripercorrere una parentesi spinosa della sua storia, un accento finora sconosciuto al pubblico e che arriva dritto dall’alba della sua straordinaria carriera.

Quando ero ragazzo non arrivavo a fine mese, non mi vergogno a dirlo, ma manco alla metà del mese. Andavo dove potevo vivere meglio, sono andato in Nord Europa, ho iniziato a suonare tra Amsterdam, Parigi, Londra, Amburgo (…), avevo un sacco di persone che mi volevano bene“.

Il suo breve monologo è iniziato così, tradotto in uno dei momenti più intensi e sorprendenti della performance, capace di incassare applausi e un autentico apprezzamento.

Però c’era una cosa che percepivo: gli italiani, in quei posti, in quegli anni, non erano come oggi, quando vai all’estero. All’epoca, invece, quando ti guardavano da italiano eri ‘spaghetti, mafia, pizza’, ed eri un cittadino di serie C. Ti guardavano con degli occhi strani, quando entravo a suonare e scoprivano che ero italiano mi guardavano con degli occhi strani“.

Discriminato anche in Italia

Senza fare alcuna speculazione di carattere meramente politico, il discorso di Britti ha trascinato la platea a spasso tra gli spigoli della sua gioventù, stregando tutti con un puntuale resoconto dei sentimenti sperimentati durante anni di gavetta all’estero, ma non solo.

Già, perché Alex Britti ha detto chiaramente di essersi sentito un ‘diverso’ anche in Italia, precisamente a Milano, dove i primi passi nel mondo della musica gli sono valsi più di qualche sguardo sospettoso e diffidente.

Quando sono tornato (dal Nord Europa, ndr) e sono andato a Milano, da romano, continuavo ad essere guardato spesso con quegli occhi là. Pur essendo in Italia“.

Tornando al giorno d’oggi, avendo vissuto quella cosa, mi fa molto strano vedere certe immagini in televisione (…) perché nessun essere umano dovrebbe mai essere guardato con quegli occhi“.