Scienze

Microgravità e tumori: nuovo esperimento a bordo della Stazione Spaziale

I ricercatori, appartenenti alla University of Technology di Sydney, manderanno in orbita un dispositivo per confermare i risultati raggiunti in laboratorio attraverso un apposito simulatore
cellule, tumori, cancro

Sfruttare la microgravità per uccidere le cellule tumorali: è questa l’idea alla base dell’esperimento che condurrà sulla Stazione Spaziale Internazionale un piccolo dispositivo, messo a punto dal professor Joshua Chou della University of Technology di Sydney. Lo scopo sarà quello di verificare i dati in possesso del ricercatore, che sembrano testimoniare come una percentuale tra l’80 e il 90% di cellule tumorali muoia se sottoposta a condizioni di gravità ridotta, senza ulteriori trattamenti.

Questo esperimento non mette tutti d’accordo: il Professor Mariano Bizzari dell‘Università La Sapienza di Roma ed ex Presidente del Consiglio Scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana, ha commentato e precisato lo studio del Dr Chou.

Il Dottor Joshua Chou è senior lecturer (docente universitario) all’università di Sidney. Il suo campo non è, specificatamente, lo studio del legame tra cellule tumorali e microgravità. La polemica che viene sollevata da taluni nei suoi confronti è che il dottor Chou, intervenendo in un campo di studio che non è propriamente il suo, abbia ignorato numerosi studi che già si sono concentrati in passato sull’argomento, nonché l’esistenza di tecnologie già presenti per la simulazione della microgravità.

I risultati raggiunti in laboratorio

Nel dispositivo, più piccolo di una scatola di fazzoletti, verranno poste alcune cellule tumorali, il cui comportamento sarà poi osservato all’interno della stazione spaziale. Gli studiosi hanno già condotto un esperimento simile in laboratorio, grazie ad un simulatore di microgravità: “Avevamo messo nel simulatore 4 differenti tipi di tumore, alle ovaie, seno, naso e polmone – ha spiegato il professor Chou all’Australian Broadcasting Corporatione ciò che abbiamo scoperto è che in 24 ore, in questa condizione di microgravità, dall’80 al 90% delle cellule tumorali moriva senza alcun trattamento farmaceutico”.

Esperimento programmato per il prossimo anno

L’ipotesi è che la gravità ridotta uccida le cellule, impedendogli in qualche modo di comunicare le une con le altre. Secondo Chou, esse non riescono più a percepire ciò che le circonda, andando in uno stato di apoptosi, cioè di morte cellulare. Pianificare l’esperimento nella stazione spaziale orbitante, che avverrà il prossimo anno, non è stato facile, perché esiste un limite per quanto riguarda dimensioni e peso dell’equipaggiamento. Molte componenti hanno così dovuto essere miniaturizzate, con un costo complessivo di 200mila dollari australiani (circa 122mila euro).

Soltanto una fase preliminare dello studio

Se i dati verranno confermati anche nello spazio, potrebbero aprire la strada ad ulteriori ricerche di questo tipo e, in un futuro, a possibili terapie. Come sottolinea il professor Chou, però, ci troviamo soltanto in una fase preliminare dello studio ed è quindi essenziale usare la massima prudenza: “Nei miei pensieri questa teoria non si trasformerà necessariamente in una cura, non sarà la risposta definitiva al cancro, ma potrà funzionare parallelamente alle terapie esistenti, farmaci e quant’altro, per migliorarne l’efficacia”.

La nota dell’Università La Sapienza

Il Prof. Mariano Bizzarri, dell’Università La Sapienza, ha scritto una specifica in cui commenta il lavoro del professor Chou: “Se il Dr Chou avesse avuto COGNIZIONE di quanto già fatto finora (perfino la rivista dell’Accademia dei Lincei ha tra l’altro dedicato un numero speciale a tale questione alcuni anni fa), si sarebbe accorto non solo che le sue stime sono fantasiose, ma che si è già studiato nel dettaglio il meccanismo d’azione. Non solo, ma il Dr Chou si sarebbe risparmiato l’impegno di mettere a punto quello che definisce “il “primo Cell Biological Microgravity Device”.

Infatti, da trent’anni in numerosi laboratori di tutto il mondo si utilizzano diversi dispositivi (tra cui la random positioning machine) per conseguire su terra la microgravità“. E ancora: “Tutto ciò premesso, e volendo dar credito alla ‘brillante’ intuizione vintage, varrebbe allora di far sapere al dottor Chou di informarsi bene prima di ripercorrere sentieri verso mete che la Scienza ha già raggiunto e valicato da tempo. Usi piuttosto il suo brillante cervello per superare i traguardi che altri hanno raggiunto da tempo: questo è il Progresso, non pensare di reinventare la ruota“.

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