scimmia in gabbia

Arriva da oltreoceano la denuncia di un’organizzazione animalista. Nel mirino i laboratori scientifici, accusati di strappare cuccioli di scimmia alle madri per poi rinchiuderli in piccole gabbie e sottoporli a sperimentazioni.

I dati sconvolgenti sul fenomeno

L’Animal Defenders International (ADI) ha pubblicato lo scorso 30 agosto un report su un fenomeno preoccupante che viene ignorato da molti governi europei: un numero sempre più crescente di piccoli di scimmia viene strappato dalle madri selvatiche e usati come cavie in laboratori già da cuccioli.

Secondo il report pubblicato da ADI, nel solo Regno Unito sono stati catturati lo scorso anno un totale di 246 scimmiette strappate dalla natura, appartenenti alla categoria di primati F1.

Il Paese europeo si serve moltissimo dell’impiego di scimmie da laboratorio con un totale di quasi 2.500 primati che hanno subito sperimentazioni lo scorso anno.

La situazione non è migliore negli Stati Uniti: nel solo 2017 più di 75mila primati sono stati testati in laboratori, con incremento sempre maggiore anno dopo anno. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, ben 21.860 primati sono stati importati nel Paese per essere sottoposti a sperimentazioni.

Le conseguenze delle sperimentazioni e le proposte future

Dal momento che la maggior parte delle cavie serve per la sperimentazione sulla sicurezza di prodotti, queste scimmie sono soggette già da piccole a sofferenze continue come alimentazioni forzate, iniezioni di farmaci, sedativi e immobilizzazioni in sedie; gli effetti collaterali non sono solo fisici come svenimenti e automutilazioni, ma anche psichici come aggressività e depressione.

Secondo quanto riporta l’associazione, l’UE dovrebbe bandire l’uso di primati F1 entro novembre 2022, ma le conseguenze della Brexit potrebbero comportare un abbandono di questa regola da parte del Regno Unito. Già nel 2017 il Parlamento europeo aveva approvato la Dichiarazione scritta 40/2007, richiedendo un metodo di sostituzione dell’uso di primati all’interno dell’Unione europea, ma da allora non è ancora stata trovata una strategia comune a tutti i Paesi.