Francesco Della Corte e il post della figlia su Facebook

La foto di un bacio, poi quella in gruppo a ridere e scherzare. Sono istantanee che arrivano dai social e ritraggono un 18enne che festeggia il suo compleanno. Ma non sono immagini qualunque. Il protagonista è uno dei killer che il 13 marzo 2018 uccisero senza pietà il vigilante napoletano Francesco Della Corte, 51 anni e una vita di sacrifici affogati nel sangue di una furia senza precedenti. È diventato maggiorenne in costanza di una condanna a 16 anni e mezzo per omicidio, reo confesso come i due complici – anch’essi minori al momento del massacro – e per festeggiare serenamente ha ottenuto un permesso premio.

Appena un anno dopo la mattanza. La figlia della vittima chiede giustizia e grida la sua indignazione.

L’omicidio di Francesco Della Corte

18 anni appena compiuti, festeggiati fuori dal carcere dove gli è stato concesso un permesso premio per l’occasione. È il caso di uno dei 3 ragazzi condannati in primo grado a 16 anni e mezzo per l’omicidio di Francesco Della Corte, guardia giurata 51enne, massacrato a sprangate la sera del 13 marzo 2018.

3 rei confessi, all’epoca tutti minorenni e tutti destinatari di una sentenza cui seguirà il processo d’appello, al via il prossimo 19 settembre.

Una condotta efferata che ha scosso le coscienze e si è impressa come una delle pagine più cruente della cronaca.

Il giudice Angela Draetta, nelle motivazioni con cui era stata respinta la richiesta di messa alla prova, aveva definito il branco “indifferente al male“, insensibile davanti alla brutale aggressione e agli esiti nefasti che ha prodotto sulla vittima inerme.

Della Corte fu aggredito durante il servizio davanti alla stazione metro di Piscinola, a Napoli, con l’obiettivo di rubargli la pistola. Colpito a sprangate e gravemente ferito alla testa, morì dopo giorni di agonia all’ospedale Cardarelli. Il branco lo aveva abbandonato in quelle condizioni davanti alla stazione, senza alcuna pietà.

Inutile l’intervento chirurgico al cervello a cui era stato sottoposto per cercare di ridurre l’entità dei traumi.

La condanna in primo grado

Per i 3 imputati il giudizio di primo grado si è concluso con una condanna a 16 anni e 6 mesi di reclusione emessa dal Tribunale dei minori di Napoli. Il processo si è svolto con la formula del rito abbreviato, e il pm aveva chiesto una pena di 18 anni.

Tutti chiamati a rispondere di omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà, erano stati incastrati dalle immagini delle telecamere di sicurezza della zona.

Permesso premio a uno dei killer

Uno dei 3 killer ha goduto di un permesso premio per festeggiare il compleanno fuori dal carcere, con amici e parenti. Tramite il suo legale, l’avvocato Nicola Pomponio, nel luglio scorso aveva chiesto e ottenuto il beneficio grazie a cui ha potuto lasciare temporaneamente l’Istituto penitenziario minorile di Airola (dove è detenuto).

A pubblicare le foto della festa sui social è stata una familiare che – secondo la difesa – avrebbe agito all’insaputa del suo assistito. Il permesso è stato concesso sulla base delle valutazioni degli assistenti sociali, come previsto dalla legge, ma ha scatenato l’indignazione della famiglia del vigilante ucciso.

La reazione della figlia della vittima

Marta Della Corte, figlia della vittima, ha reagito immediatamente alla notizia, con un post su Facebook e alcune dichiarazioni ai microfoni di Repubblica: “Vergognoso. Mi chiedo come sia possibile concedere un permesso premio a una persona che, solo un anno fa, è stata condannata per omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà“.

Lo trovo assurdo – ha aggiunto la ragazza –, non c’è niente di rieducativo in tutto questo. Io non ho festeggiato il mio, di compleanno, perché non me la sarei mai sentita dopo il dolore che ho subito. E questi ragazzi, allora, dove hanno trovato il coraggio dopo un delitto tanto grave?“.