Giovanna Zizzo madre di Laura. Fonte: Uno Mattina/Rai Play

Era il 2014 quando Roberto Russo uccise la figlia Laura di 11 anni a San Giovanni La Punta, provincia di Catania. Da quel momento la madre della bambina, Giovanna Zizzo, ha lottato con tutte le sue forze, e trascinandosi quel dolore, affinché sua figlia avesse giustizia. Adesso l’ex marito è stato condannato all’ergastolo, e lei ha inviato una lettera con un duro sfogo.

Cosa accadde quella notte di 5 anni fa

Giovanna Zizzo, una signora di San Giovanni La Punta, era sposata con Roberto Russo e avevano 4 figli. Quando la donna scoprì del tradimento del marito lo lasciò. Lui per vendetta, la notte del 22 agosto 2014, uccise la loro figlia Laura, di 11 anni, e provò ad accoltellare anche l’altra figlia, più grande, Marika.

Quest’ultima fu salvata dai fratelli maggiori, Andrea ed Emanuele, che disarmarono il padre. Da quel momento, la famiglia, la donna e i figli, hanno passato degli anni difficili. Il dolore per la perdita che non è mai diminuito, ma anche la sensazione di essere stati lasciati soli durante il processo.

Il duro sfogo di Giovanna Zizzo

Questa sensazione di solitudine l’ha spiegata bene la signora Zizzo in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. “Adesso che il processo è chiuso, ora che anche la Cassazione ha pronunciato quella parola – ergastolo – so che la mia Lauretta avrà giustizia“, ha scritto la madre della bambina.

Ora, però, è arrivato per Giovanna il momento di tirare le somme e nel suo sfogo ha parlato anche di quanto istituzioni e concittadini non hanno fatto per Laura e per la sua famiglia: “Non mi riferisco a pretese impossibili o a richieste economiche. Quello che avrei apprezzato sarebbe stato un po’ più di rispetto in più, mi avrebbe fatto piacere sentire il calore umano della gente, del sindaco, degli assessori, della comunità religiosa“.

Quegli sguardi d’accusa

E ha continuato: “Quel che è peggio è che in alcuni sguardi leggo atti d’accusa: sono stata io – mi dicono quegli sguardi – ad aver armato la mano del mio ex marito, io ad essermi allontanata dopo aver scoperto che aveva un’altra, io ad avere la colpa di non aver lasciato correre“. Laura non era solo sua figlia, ha scritto la signora Giovanna, ma era una bambina della comunità di San Giovanni La Punta, “ed era innocente“.

Tutto quello che non è stato fatto per Laura

Infine, la madre, ferita, fa un elenco di tutto ciò che non è stato fatto per sua figlia. In primis, quando è partito il processo contro l’ex marito, il Comune non si è costituito parte civile. Secondariamente, i compagni di classe della bambina avevano piantato una magnolia in sua memoria, con accanto una targa e una foto di Laura. Quell’albero non è stato tutelato e adesso non esiste più: “Qualcuno lo ha distrutto e mi fa male pensare che abbiano preso a pallonate la fotografia di mia figlia“, ha scritto Giovanna Zizzo.

Ancora, un ragazzo ha chiesto al Comune i permessi per organizzare un evento in memoria della piccola e gli è stato risposto: “È stata una violenza fra le mura domestiche e lì deve rimanere“. Una presentatrice è stata redarguita per aver chiesto un minuto di silenzio per Laura durante un evento pubblico. Come questi, molti altri esempi sono riportati nella lettera dalla donna. Le sue parole colpiscono dritto al cuore e la fine della missiva è davvero toccante: “Non credo che ci sia cattiveria, dietro tutto questo. Credo che ci sia il timore di esporsi troppo e una sorta di rispetto per la famiglia dell’assassino“.

L’uomo che decise di punire me uccidendo lei era mio marito, è vero, ma avrebbe potuto essere il marito di chiunque altra. Mi scrisse: ‘Se tu mi avessi perdonato tutto questo non sarebbe successo’“, ha scritto ancora Giovanna. E ha concluso: “Io non ti ho perdonato né ti perdono. Spero che non ti perdoni né ti assolva la gente di San Giovanni La Punta“.

Immagine in evidenza: La signora Giovanna Zizzo, madre di Laura. Fonte: Uno Mattina/Rai Play