Bancomat e carte di credito

A pochi giorni dalle nomine dei ministri e dei sottosegretari, continua ad andare avanti la discussione sulle possibili manovre per contrastare l’evasione fiscale. Dopo la proposta su una “tassa” sul contante portata avanti dal Centro Studi di Confindustria, ora è il vice-ministro Laura Castelli a dirsi favorevole all’incentivo per l’uso delle carte di credito e dei bancomat.

La proposta: incentivi e credito d’imposta con recupero mensile

In vista della prossima Legge di Bilancio, il governo pensa a come combattere l’evasione fiscale, cercando di ridurre l’utilizzo del denaro contante e agevolare invece la moneta elettronica.

Si valutano quindi incentivi per chi utilizza bancomat e carte di credito. A portare avanti la proposta è il Centro Studi Confindustria, che ha proposto di inserire un credito di imposta pari al 2%.

Secondo i calcoli di Confesercenti, per introdurre questo incentivo servirebbero 9 miliardi di euro, con ritorni per 4 miliardi grazie a incassi iva e imposte sui redditi. A favore della proposta, si è espressa il nuovo vice-ministro dell’economia, Laura Castelli: “Molto d’accordo con Confindustria sull’incentivo. Si può fare meglio del credito d’imposta, si può permettere un recupero mensile dell’incentivo, il processo tecnologico lo permette”.


Il credito d’imposta, al momento, prevede un recupero annuale.

Taglio delle commissioni per spese tra i 5-25 euro

Tra le ipotesi a vantaggio dell’utilizzo di carte, bancomat e sistemi di pagamento elettronici, è stata avanzata anche quella di un taglio delle commissioni sotto una certa cifra. L’idea è sottoscrivere con Abi (Associazione Bancaria Italiana) un protocollo al quale aderire su base volontaria e che darebbe un taglio alle commissioni per bancomat e carte sotto una certa soglia (tra i 5 e i 25 euro).

Primi pareri positivi dai commercianti, che vedrebbero così allentata la pressione sui pagamenti tramite POS e potrebbero essere così incentivati ad utilizzarli.

No all’obbligo del POS, si ragiona sulle sanzioni

Sull’altro lato della medaglia, non ha convinto la proposta di qualche giorno fa di Confindustria sulla tassazione sul prelievo dei contanti, ipotesi che ha scatenato un certo allarmismo. Si continua comunque a ragionare su sanzioni per chi non è dotato di POS o non ne fa particolare uso. Un anno fa, il Consiglio di Stato ha bocciato la proposta sull’obbligo alla dotazione del POS: sarebbe infatti contraria all’articolo 693 del Codice Penale, che punisce chiunque rifiuti di ricevere una moneta avente valore legale.

Nelle motivazioni, i giudici hanno ritenuto inapplicabile quel regolamento, suggerendo però di fare riferimento all’applicazione dell’ordinamento giuridico che disciplina le attività commerciali e professionali.

In Italia POS poco utilizzati rispetto all’Europa

In attesa che venga ridefinito il quadro della finanza pubblica, il nuovo Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri dovrà presentare presto un aggiornamento del Def nel quale indicare le linee generali della nuova politica economica. C’è ovviamente da ridurre il debito pubblico che raggiunta quota 2.400 miliardi e la lotta al contante e all’evasione è sicuramente tra i punti cardine.

L’Italia, in questo senso, è molto indietro rispetto agli altri Paesi UE: con solo 1.235 operazioni per terminale, ci piazziamo dietro a Olanda (16.598), Regno Unito (7.217), Francia (6.902) e Portogallo (3.574), davanti solo alla Grecia, con sole 927 operazioni per terminale nel 2017.