operaio in fabbrica

Era il 7 febbraio del 2017 quando a un operaio dello stabilimento della Sevel di Atessa veniva negato più volte il permesso di andare in bagno tanto da costringerlo ad urinarsi addosso. Una storia orribile riportata da diversi giornali. Il Tribunale di Lanciano si è pronunciato ieri, 23 settembre, accogliendo il ricorso del lavoratore e ha stabilito per l’operaio un risarcimento di 5mila euro per danni all’immagine.

Accolto il ricorso dell’operaio

Il Tribunale di Lanciano ha accolto il ricorso dell’operaio dello stabilimento della Sevel di Atessa cui non è stato dato il permesso di recarsi ai servizi igienici e che è stato costretto a urinarsi nei pantaloni.

L’uomo non aveva potuto nemmeno cambiarsi la tuta, solo un paio d’ore dopo era riuscito a togliersi quei vestiti sporchi. Il fatto aveva suscitato grande indignazione nel 2017, quando la notizia si era diffusa.

Come riporta Ansa, dopo la decisione del giudice del lavoro del Tribunale di Lanciano, Cristina Di Stefano, l’avvocato dell’uomo, Diego Braccioli, si è così espresso: “Al dipendente è stato arrecato un concreto e grave pregiudizio alla dignità personale, onore reputazione, dal momento che è stato visto dai colleghi di lavoro con i pantaloni bagnati per essersi urinato addosso.

E’ sempre stato un lavoratore esemplare e non ha mai avuto un richiamo“.

Il sostegno degli altri operai

A sostenere e suffragare il ricorso dell’operaio sono state anche le testimonianze dei suoi colleghi che, stando a quanto riferisce L’Unione Sindacale di Base dell’Abruzzo sulla sua pagina Facebook, hanno avuto “un ruolo importante per la ricostruzione dei fatti di questa triste vicenda“.

L’operaio della Sevel di Atessa riceverà un risarcimento di 5mila euro per danni all’immagine.

Il Sindacato ha espresso soddisfazione rispetto alla decisione del giudice scrivendo: “La dignità dei lavoratori non si tocca #Sevel #FCA perde la causa contro il lavoratore al quale negò l’utilizzo del bagno“.