natalia grace

Una storia che ha dei risvolti che assomigliano a quelli di un film horror è quella di cui sono protagonisti due genitori dell’Indiana (USA), Kristine e Micheal Barnett. Entrambi sono stati accusati di aver abbandonato la bambina che avevano adottato, Natalia Grace, che però non era in realtà una bambina. Infatti, come hanno stabilito esami clinici e una sentenza di un giudice della Suprema Corte della Contea di Marion, la bambina di 8 anni era in realtà una giovane donna di 21 affetta da nanismo e sociopatica, che si è spacciata come tale e ha anche minacciato di morte più volte la sua famiglia adottiva.

Si spaccia per una bambina ma è una 21enne affetta da nanismo

A raccontare questa assurda storia è stata Kristine Barnett ai microfoni di DailyMailTv. La donna ha associato durante l’intervista la storia al film Orphan che parla di una madre adottiva che scopre che la figlia è in realtà un’assassina adulta affetta da nanismo. La realtà supera la fantasia anche quella che genera i peggiori incubi: “Il film ‘Orphan’ è esattamente quello che è accaduto“.

Le prime perplessità sull’età della loro bambina sono sopraggiunte subito dopo l’adozione di Natalia Grace, nel 2010, quando secondo i documenti, la “bambina” aveva 6 anni ed era nata in Ucraina. Infatti, entrambi i genitori si sono accorti che aveva peli pubici fitti e che aveva tentato di nascondere loro che aveva le mestruazioni. Le bambole e, in generale, tutti i giocattoli non attiravano la sua attenzione, così come fare amicizia con altri bambini. Natalia era attirata dalle conversazioni con altre adolescenti.

Inoltre, i denti di Natalia Grace erano da adulta.

I Barnett erano consapevoli del fatto che la “bimba” fosse affetta da displasia spondilometafisaria, ma il fatto che non crescesse neanche un po’ ha rappresentato per loro un ulteriore campanello d’allarme. Nonostante tutto, se Natalia non avesse gradualmente assunto un atteggiamento anomalo e violento, si può forse ipotizzare che i Barnett avrebbero anche accettato quelle anomalie. Infatti, a partire dal 2011 il nervosismo di Natalia si è trasformato in violenza e atteggiamenti minatori. Kristine Barnett ha raccontato: “Ha affermato e ha disegnato immagini dicendo che voleva uccidere i membri della sua famiglia, avvolgerli in una coperta e metterli nel cortile sul retro“.

Le parole della madre adottiva accusata di abbandono descrivono una realtà difficile con cui convivere: “È saltata fuori dall’auto in movimento, ha cosparso sangue sugli specchi, ha fatto cose che mai potresti immaginare che un bambino faccia“.

Poi, ha avuto luogo l’episodio più grave che ha convinto i Barnett a rivolgersi a una clinica psichiatrica: Natalia ha tentato di spingere verso un recinto elettrificato la madre adottiva. Dopo questo episodio, si è appurata la pericolosità di Natalia e i Barnett hanno disposto il suo ricovero in una clinica psichiatrica ma, a causa della sua età anagrafica, con lei le terapie normalmente rivolte a una bambina non erano efficaci.

Così, nel 2012 arriva una sentenza di un giudice della Suprema Corte della Contea di Marion che stabilisce alla luce anche degli esami medici – come un esame sulla densità ossea che aveva stabilito che la “bambina” avesse in realtà almeno 14 anni – e psichiatrici condotti su Natalia che è nata il 4 settembre 1989, cosa che le consente di sottoporsi a trattamenti psichiatrici adeguati alla sua età.

L’accusa di abbandono di minore

I Barnett sono stati poi costretti a trasferirsi in Canada per sostenere il loro figlio Jacob che deve approfondire i suoi studi.

La storia di Jacob è stata raccontata dalla CBS e descrive un ragazzo geniale, ora 21enne, affetto da autismo e con una famiglia alle spalle che gli ha dato enorme supporto. Jacob ha pubblicato infatti il suo primo saggio accademico a 12 anni. Intanto, Natalia Grace è in cura, viene seguita in Indiana dai medici, ma dice di avere dei progetti per la sua vita, di voler frequentare il college. Così i Barnett affittano per lei un appartamento e le pagano le rette, fanno in modo che possa beneficiare di buoni pasto e la chiamano sempre.

Improvvisamente, però, nel 2013, perdono i contatti con lei. Il timore di entrambi i genitori è che abbia smesso di prendere le sue medicine. La rincontrano poi nel 2016 quando una coppia presenta domanda di custodia, ciò avrebbe significato ripristinare l’età che Natalia aveva prima della sentenza del 2012. I Barnett presentano un’obiezione sostenendo che Natalia è adulta e la coppia ritira la domanda.

Da quel momento, Natalia Grace è sparita nel nulla. Adesso, i suoi genitori adottivi, i Barnett, sono stati entrambi accusati di abbandono di minore, pur non avendo abbandonato nessuno visto che a tagliare i ponti è stata Natalia e, quando lo ha fatto, era peraltro maggiorenne.

Infatti, Kristine ha affermato: “Io non ho abbandonato nessuno. Io sono andata in Canada per l’istruzione di mio figlio. Queste accuse sono assolutamente devastanti“. Entrambi i Barnett sono stati costretti a pagare una cauzione di più di 5mila dollari, dopo essere finiti in carcere in via cautelare. Ma il vero problema è che sono accusati del crimine di abbandono di minore, quando la loro figlia non è minorenne e non è stata abbandonata quando lo era.

L’accusa è stata mossa dalla Procura della Contea di Tippecanoe di Lafayette (Indiana). I Barnett sostengono di non aver commesso questo reato e l’aspetto più sconcertante della vicenda è che l’unica che potrebbe scagionarli eliminando ogni dubbio o riserva sulla loro innocenza è proprio la figlia adottiva, Natalia Grace, che però è sparita nel nulla.

*Immagine in alto: Kristine Barnett / DailyMail