Strumenti in una sala operatoria

In Corea del Sud, una donna in gravidanza si è presentata in un ospedale per un’iniezione di integratori. Per un tragico scambio di cartelle, tuttavia, è stata sedata e le è stato praticato un aborto al posto di un’altra donna.

Scambio di cartelle: medico e infermiera ammettono l’errore

A riportare la notizia il Korean Times: il 7 agosto a Gangseo, uno dei distretti della capitale Seoul, una donna vietnamita si è recata in ospedale per quello che pensava e doveva essere una banale iniezione di integratori. Alla donna, incinta di 6 settimane, invece è stato somministrato un anestetico da una delle infermiere, che teneva in mano la cartella di un’altra paziente, in attesa di un intervento per via di un aborto spontaneo.

Al risveglio, la donna ha lamentato delle perdite di sangue e per questo si è recata da un altro medico, che ha confermato la tragica notizia: le era stato praticato un aborto senza che la stessa ne fosse a conoscenza.
La polizia ha fermato il medico e l’infermiera responsabili, che potrebbero ora essere incriminati per negligenza e lesioni. Come riportato dalla stessa polizia di Gangseo, i due “hanno ammesso l’errore”.

In Corea oltre 50.000 aborti l’anno, ma è ancora illegale

La vicenda si inserisce in un quadro sociale e sanitario decisamente severo: in Corea del Sud l’aborto è ancora illegale, se non in particolari casi. Tra questi, figurano le gravidanze dovute a incesti, stupri o quelle che possano mettere in pericolo la salute e la vita della donna che sta portando avanti la gravidanza. Le sanzioni per chi decide di abortire al di fuori di questi parametri vanno fino a 2 milioni di won sudcoreani (circa 1520 euro).


Tuttavia, è sempre più raro che tali sanzioni vengano applicate e infatti la legge è in attesa di depenalizzazione entro la fine del 2020.