marco cappato durante il processo

I 15 giudici costituzionali hanno messo il punto fine al caso Cappato, che vedeva imputato l’avvocato Marco Cappato del reato di aiuto al suicidio in merito al caso della morte di Fabiano Antoniani, noto alla cronaca come Dj Fabo.

Nel 2017 Dj Fabo aveva deciso di mettere fine alla sua vita tramite suicidio assistito in Svizzera poiché rimasto cieco e tetraplegico a seguito di un incidente. 

La decisione dei giudici

Per la Consulta non c’è sempre punibilità. La Corte si è espressa in tal senso, ma si è comunque rimessa al Parlamento.

Commosso ai microfoni di SkyTg24, Marco Cappato ha ringraziato Dj Fabo ribadendo quanto detto nel pomeriggio, ovvero di aver fatto solo il suo dovere: “È un diritto a chi si trova in quelle condizioni. Da oggi siamo tutti più liberi. Anche chi non è d’accordo“. Cappato dunque è stato assolto e questa decisione rappresenta un momento di svolta per il Paese.

 Per la Consulta l’articolo 580 del Codice Penale, che prevede una pena da 5 a 12 anni di reclusione per chi aiuta al suicidio, non è sempre applicabile. “Da questo momento cambia tutto” ha affermato l’avvocato di Cappato, Filomena Gallo, “L’Italia ha fatto un grande passo“.

“Un dovere morale”

Marco Cappato non ha mai rinnegato quanto fatto, il suo, come lui stesso ha dichiarato nel pomeriggio a SkyTg24 ospite del programma Timeline: “Ho aiutato Fabo perché l’ho sentito come un dovere morale, al di là poi del riconoscimento del diritto”. Una battaglia quella del radicale che continuerà: “Penso che non sia umano, non lo è per me, imporre come una tortura la sofferenza a una persona in quelle condizioni”.

Il processo a Marco Cappato

L’azione giudiziaria contro l’avvocato radicale Marco Cappato si è aperta l’8 novembre 2017. Cappato aveva aiutato Dj Fabo ad arrivare in Svizzera dove in una clinica ha potuto praticare il suicidio assistito. Il 14 febbraio 2018 Cappato è stato assolto dall’accusa di istigazione al suicidio, ma le accuse del reato di aiuto al suicidio invece sono rimaste.

La Corte di Assise di Milano si è rimessa alla Corte Costituzionale che si è riunita il 23 ottobre 2018 per discutere sulla questione di costituzionalità  dell’articolo 580 del codice penale.

La Corte ha rimandato il giudizio al 24 settembre 2019 e successivamente al 25 settembre invitando il Parlamento ad intervenire senza però ottenere riscontri.