Medici in sala operatoria

Continua a tenere banco l’emergenza medici in Italia. I numeri e le previsioni sono preoccupanti, sia per il numero di pensionamenti previsti che per il ricambio generazionale. Le Regioni avanzano la loro proposta al Ministero della Salute.

L’intervento degli assessori regionali alla Sanità

L’allarme era stato lanciato ancora a inizio estate: mancano troppi medici negli ospedali italiani, oltre 8 mila. Il problema, sottolineato a più riprese, è il gap tra il numero dei medici in corso di pensionamento e quello delle iscrizioni alla facoltà di medicina, che dovrebbero garantire un valido ricambio.

Invece, anche a causa delle scarse risorse e posti disponibili una volta terminata la specializzazione (considerata infatti una sorta di imbuto), tutto questo non avverrà.
A far fronte al problema con possibili soluzioni è intervenuta la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, che ieri ha pubblicato sul proprio sito un documento dal titolo Proposte riguardanti la carenza di medici specialisti e la valorizzazione delle professioni sanitarie non dirigenziali, pensate affinché venga garantita l’erogazione dei LEA, i livelli essenziali di assistenza.

Pensione a 70 anni e medici senza specialistica

Nelle premesse del documento si sottolineano i problemi esposti, assieme all’intenzione di voler mettere sul tavolo del Ministro Speranza delle proposte per una soluzione immediata.

Tra le più importanti, la prima riguarda una modifica di una norma per consentire “a tutti i medici di rimanere in servizio fino a 70 anni, su base volontaria”. L’attuale limite di età è fissato a 65 anni, mentre in questo modo si passerebbe a 40 anni di servizio effettivi. In questo modo si guadagnerebbe di fatto un intera generazione di medici in più che preme per iniziare il lavoro negli ospedali pubblici.


La seconda grande proposta riguarda la possibilità di assumere anche medici senza specializzazione, che abbiano quindi finito solo la prima parte del percorso di studi. A questi verrebbe comunque garantita la possibilità di farlo, si spera anche grazie all’aumento delle borse di studio di specializzazione.

Modifiche anche per i corsi di laurea

Il piano proposto dalla Conferenza delle Regioni, prevede anche una revisione del percorso formativo. Due le principali proposte. La prima riguarda l’adeguamento del corso di laurea in medicina e chirurgia da 6 a 5 anni di studio, possibilità offerta dalla norma comunitaria 2013/55/UE.

La seconda l’adeguamento di un buon numero di specializzazioni agli standard europei, tra cui anestesia, rianimazione, ostetricia, ginecologia e pediatria. Tali misure permetterebbero di “avere in meno tempo a disposizione i professionisti formati” e anche di avere più risorse per ampliare la disponibilità di posti a livello nazionale.