teresa bellanova

Ospite di Piazzapulita, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, ha ricordato il suo passato da bracciante raccontando di come alcune sue colleghe morirono in un incidente che però lei definisce un “omicidio per ipersfruttamento“. Il suo racconto rappresenta l’incipit di un servizio in cui vengono mostrate testimonianze di diverse braccianti da cui emerge un quadro di sfruttamento causato dal caporalato, una piaga che nemmeno l’introduzione di un reato specifico che lo punisce ha potuto arginare. Tra le testimonianze, c’è l’appello ai politici di Lucrezia, una bracciante a cui non è stata accettata la domanda per andare in pensione.

Teresa Bellanova e il suo passato da bracciante

Il Ministro alle Politiche agricole, Teresa Bellanova, ha iniziato a lavorare come bracciante quando aveva 14 anni, per lo Stato. Infatti, quella è l’età della sua prima iscrizione all’Inps ma non è l’età reale in cui ha iniziato a lavorare, come chiarisce lei stessa. Prima, lavorava in nero. Teresa Bellanova racconta: “Ho lavorato nei magazzini del Sud-Est Barese dove si lavorava l’uva da tavola. La migliore uva veniva e viene ancora adesso messa in delle cassette per poi essere esportata nei mercati europei.

Si lavorava al primo piano di questi magazzini, si metteva questa uva nelle cassette, nel piano sottostante c’erano delle brandine, delle cucine e lì si svolgeva l’altra parte della giornata, cioè la sera quando si era sfiniti, si andava lì, si cucinava con le colleghe e si mangiava, poi si andava a dormire perché la mattina dopo si iniziava presto“.

La Ministra racconta che era necessario dormire lì, mentre chi lavorava nella raccolta dell’uva partiva alle 3,00 del mattino e rincasava che era già buio.

Il giornalista Corrado Formigli chiede alla ministra se ci sia un ricordo che l’ha segnata tanto da influenzare la sua vita, dopo: “Il ricordo più drammatico, delle mie colleghe di lavoro hanno perduto la vita in un incidente stradale. Si chiama incidente stradale ma di fatto sono omicidi che vengono commessi per l’ipersfruttamento al quale sono sottoposte le persone che lavorano”.

L’appello della bracciante Lucrezia

La situazione che viene descritta nel servizio di Piazzapulita, è tragica. Davanti agli occhi della Ministra ci sono donne braccianti che raccontano che nessuno viene pagato a tariffa sindacale, che nessuno ha diritto a ferie e che tutti lavorano 7 giorni su 7.

Poi, quando arriva lo stipendio di mille euro, bisogna restituire 100/150 euro al datore di lavoro. Per la ministra “Il caporalato non è un fenomeno dell’arretratezza, il caporalato è anche modernità“, e in effetti le condizioni di sfruttamento raccontate da queste donne ricordano quelle descritte nella fase successive alla prima rivoluzione industriale dai manuali di storia.

Arriva poi l’appello ai politici di Lucrezia, una bracciante che dopo 42 anni di lavoro vorrebbe andare in pensione ma la domanda le è stata rifiutata: “Mi rivolgo a te, a te che sei sulla poltrona, tu dovresti dare la pensione a me e a tante altre persone, c’è gente che ha 62 anni e che ancora non può andare in pensione.

Mi rivolgo sempre a te, guardami, sono 42 anni di sacrificio, con un marito disoccupato, non troviamo lavoro e io la mattina alle 3,00 puntualmente devo svegliarmi, volente o nolente, perché penso alla mia famiglia, ai miei figli. Tu mangi tutti i giorni con la mia frutta, con il mio lavoro, io non mangerò mai con il tuo lavoro.

Quello che mi daranno (l’importo della pensione, ndr) se Dio vorrà è perché è stato tutto sacrificio mio, lavoro con la borsa del ghiaccio non mi è stata accettata la pensione“.

Dopo questo appello, Teresa Bellanova dice la sua e spiega che quota 100 è stata una scelta sbagliata perché non ha migliorato la situazione di chi svolge lavori usuranti come braccianti, carpentieri, e lavoratori stagionali che non arrivano al numero necessario di contributi pur avendo l’età per andare in pensione. Corrado Formigli chiede allora alla Ministra se vuole promettere a Lucrezia qualcosa in merito alla pensione e Teresa Bellanova risponde con queste parole: “Dobbiamo far applicare la legge contro il caporalato perché le brutture di cui parlavi, l’abuso contro le donne, la doppia busta paga ‘ti do un assegno da mille euro poi me ne torni 500’, che vale nel settore dell’agricoltura ma non solo.

(…) Io ho fatto una lettera la ministro degli interni e del lavoro che sono d’accordo ad avviare subito un tavolo sul caporalato“.