incendio moria lesbo

Ci sono state due vittime oggi nell’incendio del campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo. Una madre e il suo bambino sono morti nelle fiamme che si sono propagate nel campo, da tempo al collasso per l’alto numero di profughi che ospita, ben al di sopra della sua capacità. In seguito si è scatenata una rivolta, con gli ospiti del campo che hanno protestato per le disperate condizioni in cui sono costretti a vivere.

Incendio e rivolta nel campo profughi di Moria: 2 vittime

All’interno del campo di Moria, uno dei due hotspot dell’isola greca, si è diffuso un incendio, probabilmente accidentale, che ha causato la morte di una donna e di suo figlio.

Ci sarebbero almeno 15 feriti, ma il numero delle vittime potrebbe salire. Dopo il tragico incidente i 13mila profughi che vivono nel campo, che potrebbe ospitarne 3mila al massimo, hanno scatenato una rivolta.

La situazione esplosiva di Lesbo

La protesta è stata esasperata dalle disperate condizioni igenico-sanitarie del campo, diviso in due zone. Nella prima ci sono i container dove vive una parte dei rifugiati, di cui la stragrande maggioranza è di nazionalità afghana, ma ci sono stati arrivi anche dalla Siria.

L’altra parte è un insediamento nato per l’incapacità di ospitare tutte le persone che arrivano a Lesbo dalla Turchia, attraverso l’Egeo.

Si tratta di una tendopoli che come i container è circondata da filo spinato. I migranti non possono abbandonare l’hotspot finché non viene consegnato loro un nullaosta che certifichi il loro diritto ad entrare in Europa, ma ci possono volere anche anni.

La denuncia di Medici senza Frontiere

La ong Medici senza Frontiere, che ha soccorso le persone coinvolte nell’incendio nel suo ospedale d’emergenza nella zona della tendopoli, ha commentato l’accaduto aspramente.

Tragiche notizie da Moria a Lesbo. Una mamma e un bambino sono morti a causa di un incendio divampato nel campo. Nessuno può definire queste morti un incidente. È il risultato diretto di una politica brutale che intrappola 13mila persone in un campo che dovrebbe ospitarne 3mila“.

A settembre quasi 600 arrivi in un’ora

Il campo è gestito dalle autorità greche ed europee, che pochi giorni fa avevano deciso di spostare 1500 persone in attesa del diritto d’asilo sulla terraferma, come riporta il Financial Times.

La decisione sarebbe stata dettata dai timori di nuovi arrivi dopo il giro di vite della Turchia sui migranti irregolari.

Sull’isola greca gli sbarchi non sono mai diminuiti: la prima settimana di settembre 546 persone sono arrivate a bordo di 13 barchini nell’arco di un’ora. Questa situazione fa di Moria il più grande centro per migranti d’Europa e le sue condizioni di vita erano da tempo considerate intollerabili per il sovraffollamento e il disinteresse delle autorità.

Immagine in copertina: Medici senza Frontiere