Camila Raznovich

Camila Raznovich fa i conti con un bilancio di vita non sempre rose e fiori. La conduttrice ha ripercorso alcune tappe della sua infanzia, tra cui quella che l’ha vista vivere sotto un “regime militare” per 4 mesi, selezionata per un esperimento all’età di 10 anni. Si tratta di un’esperienza che oggi, riletta alla luce della maternità, suona per lei come traumatica e “non ripetibile”. Un percorso che non farebbe fare alle sue figlie, Viola e Sole.

Il trauma infantile di Camila Raznovich

Camila Raznovich non rifarebbe l’esperienza particolare legata alla sua infanzia in Inghilterra, e non la proporrebbe alle sue figlie Viola, 10 anni, e Sole, 7 anni.

Lo ha raccontato lei stessa al settimanale F e, ancora prima, nella nuova prefazione che ha scelto per ripubblicare il suo libro di 13 anni fa, intitolato Lo rifarei!.

E l’incipit è incentrato proprio sul “Non lo rifarei” che fa da filo conduttore a una rilettura della sua infanzia, e di quella parentesi di vita voluta per lei dai genitori, seguaci di Osho.

La conduttrice ha potuto ripercorrere la sua storia alla luce della maternità, e si dice certa di poter insegnare l’indipendenza alle figlie in modi diversi da quello che l’ha introdotta a una visione più adulta e disincantata del mondo.

Ero in quinta elementare e fui selezionata per questo esperimento che prevedeva che 300 bambini vivessero con 9 adulti, questa era la proporzione. Piangevo ogni sera“, ha dichiarato ai microfoni di F.

Il bilancio agrodolce della sua esperienza

La conduttrice, volto amatissimo di Rai 3, ha messo così a nudo il suo trauma infantile, senza risparmiare gli spigoli più duri della storia: “13 anni fa (all’epoca della pubblicazione del libro, ndr) ero giovane e quando si è giovani ti sembra tutto positivo.

Con l’analisi ho capito di esserne stata fortemente traumatizzata tanto che uno dei miei compagni, da grande, mi ha raccontato che piangevo tutte le notti, l’avevo rimosso. Il sentimento più forte che ho provato era la paura“.

Diventare madre è stato un passaggio chiave del suo cambio di prospettiva su quanto vissuto: “Non è un’esperienza che farei fare alle mie figlie“.

Nella nuova edizione del suo libro, Camila Raznovich ha approfondito questa sua visione delle cose, aggiungendo anche un motivo per cui, nella sua giovinezza, avrebbe interiorizzato il suo percorso come momento positivo: “Forse – scrive in Lo rifarei!

tredici anni fa, le mie parole nacquero da un desiderio di protezione nei confronti dei miei genitori, dall’urgenza di legittimare l’educazione che mi avevano impartito (…). Il conto da pagare è stato, ed è tuttora, molto salato“.

Il prezzo ‘pagato’ dalla conduttrice è di più alti, perché quella parentesi forte della sua esistenza l’ha messa davanti alla difficoltà di fidarsi del prossimo: “Quegli anni mi hanno instillato un bisogno incessante di controllo, una grande insicurezza emotiva“.