Gianna Nannini

Gianna Nannini si apre sul suo passato ai registratori di Vanity Fair. Un racconto a cuore aperto dagli albori della sua carriera ai giorni d’oggi passando per la “morte spirituale”, aneddoti esilaranti e i problemi con la cocaina.

La libertà di amare di Gianna Nannini

Gianna Nannini, cantautrice italiana classe 1954, tira le somme della sua grandiosa carriera fatta di alti e bassi a ridosso del suo ultimo album, il ventesimo. Presto nei negozi infatti l’ultima fatica della cantante senese, La differenza. Un momento importante per lei che iniziò a comparire nel panorama musicale italiano ben 46 anni fa.

Quella rilasciata a Vanity Fair è una confessione a cuore aperto, un racconto intimo e privato a cui la Nannini ha voluto lasciarsi andare senza tralasciare momenti difficili e o numerosi ripensamenti che si sono agitati dietro alle decisione prese, quelle più importanti.

Fin dalla gioventù, a muoverle i passi è stata la brama di libertà che ha da sempre cercato di esprimere sotto plurimi aspetti: dai testi delle sue canzoni alla libertà di linguaggio. “Tutte le donne dovrebbero avere una stanza solo per respirare, immaginare, scrivere – racconta la cantante a Vanity Fair, che ritorna sul concetto quando è messa in condizione di dover rispondere alla domanda che più di tutte si è sentita porre – Ho sempre amato uomini e donne e soprattutto non ho mai avuto freni nel sentire e seguire quello che volevo.

Le ho sempre rifiutate, le definizioni. Al termine ‘coming out’, che ghettizza, ho sempre preferito la parola libertà“.

La crisi adolescenziale

Discorrendo sulla sua adolescenza, ripercorre e si sofferma anche sui momenti che più l’hanno segnata e non sono tutti particolarmente positivi.

“(n.d.r La follia) io l’ho sperimentata e ho sperimentato anche la schizofrenia. So cosa sono. Mi è capitato di morire e poi rinascere. All’inizio degli anni ’80 – dichiara la Nannini a Vanity FairSono stata molto male“. Un passato intriso di paranoie che l’hanno trascinata in una profonda crisi all’interno della quale faticava a riconoscersi: “Ero divisa a metà e a tratti riaffioravano frammenti dell’infanzia a cui non avevo dato nessuna importanza. Quando ero piccola mio padre mi diede uno schiaffo e mi tolse una pasta con la crema dalle mani.

Fu una tragedia inconscia, che interiorizza“. Sempre la Nannini: “Per anni non ho più toccato una pasta alla crema, mi terrorizzava la sola idea“.

La dipendenza dalla cocaina

Tra un viaggio e l’altro, la permanenza a Colonia per la musica, ci fu anche una seria dipendenza dalla droga dalla quale si allontanò volontariamente: “Tranne l’eroina, le ho provate tutte. Dalla cocaina, per un po’ di tempo– confessa la Nannini al mensile – Quasi 40 anni fa, sono stata dipendente“. Un momento però, un gesto la fecero trasalire: “Ero a Londra e ce la portavano in studio con la stessa semplicità con cui oggi ti consegnerebbero un panini.

Non stavo mai senza, ci viaggiavo, ero del tutto incosciente. Un giorno vado in bagno e mentre scarto il sasso rosa, quello mi cade nel cesso – racconta la Nannini – Lo vedo sparire nell’acqua e, mentre si scioglie lentamente e sto per metterci le mani dentro, mi dico ‘non posso fare questa cosa, non posso ridurmi così“. Riuscì a smettere, in quell’istante, ma ci fu poi una ricaduta dietro le quinte di un suo concerto. Un tiro arrivato insieme ad un bicchiere di tequila che comportarono il suo collasso sul palco e fu proprio quello il momento in cui decise di mettere definitivamente la parola “fine” al triste capitolo.

La Lancia regalata dal padre e l’autoradio “redditizia”

C’è ovviamente spazio però a qualche aneddoto più esilarante che riguarda sempre la sua giovinezza come quando suo padre le regalò, su richiesta, una Lancia. Mantenersi all’epoca non fu per lei facile e dalla necessità nacquero nella sua mente idee che a raccontarle, oggi, appaiono per lo più esilaranti. “Scorrazzavo in questa città tutta nuova (n.d.r Milano) facendomi rubare l’autoradio per incassare i soldi dell’assicurazione.

La lasciavo in bella vista sul sedile del passeggero, ogni 3 mesi qualcuno regolarmente spaccava il vetro e io incassavo felice i soldi dell’assicurazione”.

La verità sul testo de I maschi

Ma c’è di più ed è anche una confessione rivelatrice per molti suoi fan da sempre desiderosi di sapere cosa avesse visto o provato per scrivere i versi delle sue canzoni. Una frase su tutte ci tiene a puntualizzarla ed è un verso della celebre canzone I maschi: “I maschi disegnati sul metrò, confondono le linee di Mirò“, cita la canzone dietro la quale si nasconde una spiegazione. “A mia madre piaceva Mirò, vidi questi ca**i disegnati sui vagoni a Milano e mi venne in mente“.