mano di chirurgo con bisturi

Tragedia all’ospedale Humanitas di Rozzano, nel Milanese, dove una donna di 40 anni sarebbe morta dissanguata dopo un raschiamento. Sono 3 i medici indagati per omicidio colposo: secondo l’accusa – come riporta Ansanon avrebbero praticato tempestivamente l’isterectomia necessaria dopo aver perforato l’utero per errore. L’udienza preliminare è attesa per il prossimo 10 dicembre.

Morta dissanguata dopo un raschiamento

Il caso della donna di 40 anni, deceduta dopo un raschiamento di routine all’Humanitas di Rozzano (Milano), approda in tribunale con l’udienza preliminare del prossimo 10 dicembre e vede indagati 3 ginecologi dell’ospedale.

La donna era stata sottoposta all’intervento dopo un aborto spontaneo, subentrato alla nona settimana di gravidanza, e durante l’operazione i medici avrebbero perforato l’utero per errore. Avrebbero proceduto a fare delle trasfusioni ma senza praticare un’immediata isterectomia.

La morte è avvenuta il 12 aprile 2018. La donna, già madre di una bimba di 4 anni, ha avuto un aborto spontaneo alla nona settimana di gravidanza e si è poi sottoposta a raschiamento.

3 indagati per omicidio colposo

La Procura di Milano ha aperto un fascicolo d’indagine per omicidio colposo a carico di 3 medici, ginecologi in servizio presso il nosocomio del Milanese in cui si è verificato il decesso.

L’emorragia rivelatasi poi fatale sarebbe scaturita dall’accidentale perforazione dell’utero in corso di raschiamento e, anziché asportarlo subito, i chirurghi avrebbero praticato delle trasfusioni.

Il pm titolare dell’inchiesta, Mauro Clerici, come riporta TgCom24, ha chiesto il rinvio a giudizio per i 3 professionisti nell’ambito delle indagini scattate in seguito alla denuncia presentata dal compagno della 40enne.

L’intervento chirurgico avrebbe comportato la necessità di una isterectomia d’urgenza, che si sarebbe potuta rivelare fondamentale per salvarle la vita se effettuata nell’immediatezza dell’emergenza.

I medici – secondo l’accusa – non avrebbero gestito l’emorragia come necessario l’utero sarebbe stato asportato quando ormai, per la paziente, non c’era più nulla da fare. L’udienza preliminare del 10 dicembre prossimo si aprirà davanti al gup Roberto Crepaldi.