alexandra macesanu uccisa da serial killer

Chi l’ha visto? è tornato nella puntata di ieri sera sul caso di Alexandra Macesanu, la ragazzina di 15 anni rapita, violentata e poi uccisa, secondo la confessione di Gheorge Dinca, il presunto killer di 65 anni che ha anche ammesso alla polizia di aver ucciso un’altra giovanissima, Luiza Melencu, una 18enne che era sparita ad aprile. Il caso è accaduto in Romania e ha avuto eco internazionale perché la giovane era riuscita a mettersi in contatto con la polizia che, però, è intervenuta solo 19 ore dopo, quando era ormai troppo tardi.

Quello che finora è stato dato per certo viene però stravolto dalle dichiarazioni dello zio di Alexandra Macesanu, Alexandru Companasu che spiega la sua tesi: la ragazza sarebbe viva e sarebbe finita in una rete mafiosa che fa prostituire le ragazze negli harem in Tunisia facendole passare prima dall’Italia.

La pista dello zio di Alexandra: sarebbe viva e si troverebbe in Italia

La polizia arriva a casa del serial killer solo 12 ore dopo la telefonata di Alexandra Macesanu, alle 11,00 di sera. Il magistrato dà il permesso agli agenti di compiere la perquisizione entrando nella casa di Gheorge Dinca solo alle 2,00 di mattina, ma la polizia entra effettivamente e inspiegabilmente nell’abitazione dell’uomo solo alle 6,00.

Il 65enne confessa di aver ammazzato e poi bruciato dentro un fusto il corpo di Alexandra Macesanu. Nella casa dell’uomo vengono trovati frammenti di ossa e denti, ma, secondo gli esperti, non si tratterebbe dei resti della 15enne perché non sarebbero compatibili con la data del rogo. Durante la confessione, l’uomo racconta agli agenti di aver ammazzato anche un’altra giovane di 18 anni, Luiza Melencu.

Visto che le ossa ritrovate non vengono attribuite né all’una né all’altra vittima dell’uomo, i corpi delle 2 giovani vengono cercati ovunque, anche in un lago nei pressi di Caracal, ma senza successo, le 2 sembrano sparite nel nulla.

Alexandru Companasu, lo zio di Alexandra, che ha anche diffuso gli audio delle chiamate alla polizia, solleva il sospetto parlando ai microfoni di Chi l’ha visto? che sua nipote sia finita in una rete mafiosa che costringe le giovani a prostituirsi, una rete dedita alla tratta di esseri umani che sarebbe collusa anche con organi dello Stato.

L’uomo afferma: “In base alle indagini che sto facendo con dei miei investigatori privati, vi dico che questo Gheorge Dinca non è l’assassino di Alexandra perché Alexandra non è stata uccisa, è stata rapita. Proprio nel giorno in cui si crede sia stata uccisa, lei invece è stata presa da quella casa dell’orrore ed è stata portata in Italia“. Poi, Alexandru Companasu spiega che non crede che sua nipote sia stata uccisa da Gheorge Dinca perché la perizia sul fusto in cui sono stati trovati denti e ossa non prova che si tratta di resti umani.

Queste le sue conclusioni: “Nessuno specialista ha potuto ancora dimostrare che in quel fusto ci sono tracce delle ossa di Alexandra, si può dunque affermare che lei è ancora in vita“. Secondo Companasu, Dinca e il figlio facevano parte di un’organizzazione che traffica giovani donne e sostiene che sia la nipote che Luiza Melencu si trovino a Bari o a Vicenza, dove i due avrebbero parenti. La badante di Dinca avrebbe ammesso alla polizia che l’uomo trafficava giovani donne affidandole al figlio che le avrebbe portate all’estero con documenti falsi. L’ultima tappa della tratta delle giovani donne sarebbero gli harem in Tunisia.

Queste le sue conclusioni: “Nessuno specialista ha potuto ancora dimostrare che in quel fusto ci sono tracce delle ossa di Alexandra, si può dunque affermare che lei è ancora in vita“. Secondo Companasu, Dinca e il figlio facevano parte di un’organizzazione che traffica giovani donne e sostiene che sia la nipote che Luiza Melencu si trovino a Bari o a Vicenza, dove i due avrebbero parenti. La badante di Dinca avrebbe ammesso alla polizia che l’uomo trafficava giovani donne affidandole al figlio che le avrebbe portate all’estero con documenti falsi. L’ultima tappa della tratta delle giovani donne sarebbero gli harem in Tunisia.

Le telefonate alla polizia

La trasmissione di Federica Sciarelli ha svelato il contenuto della telefonate che la giovane di 15 era riuscita a fare alla polizia prima di essere uccisa, stando alla confessione di Dinca, il 25 luglio scorso, approfittando di un momento di distrazione del suo rapitore. Alexandra Macesanu la notte del 24 luglio si è attardata e ha deciso di fare l’autostop per tornare casa sua. Così, è stata raccattata dal suo rapitore. La prima chiamata alla polizia di Alexandra Macesanu inizia con queste parole: “Ho 15 anni e ieri sono stata rapita da un signore.

(…) Vi prego, venite, fate presto, non so dove mi trovo“.

Chi risponde alla sua telefonata chiede di alla ragazza dove si trova, ma la giovane sa solo che è stata portata a Caracal, cittadina che ha circa 30mila abitanti, ma non sa dove si trovi precisamente. “Come credi che ti possiamo trovare?“, queste le parole dell’interlocutore di Alexandra Macesanu. La giovane allora spiega di essere stata portata bendata dentro un’abitazione, di vedere solo una porta e poi racconta: “Sono stata violentata, ho paura di lui, mi ha picchiata“. La 15enne dice di aver trovato un bigliettino da visita ma di non sapere se il nome che è impresso sia del suo rapitore.

L’interlocutore assicura che una volante arriverà tra 2/3 minuti. La giovane è però terrorizzata e fa una richiesta disperata: “Vi prego, però rimanete con me al telefono ho tanta paura“. Ma sono queste le parole che Alexandra Macesanu si sente rispondere: “Non posso stare al telefono, signorina, abbiamo anche altra chiamate“.

L’intervento tardivo degli agenti aveva suscitato rabbia e indignazione provocando anche la reazione delle istituzioni. In particolare, il ministro dell’interno, Nicolae Moga, aveva dato il ben servito al capo della polizia, Ioan Buda, mentre il Presidente della Romania, Klaus Iohannis, aveva chiesto le dimissioni di tutti quelli che avevano compiuto errori nel trattare il caso risultati fatali per la giovane.