Mani umane e rettili

Una ricerca dell’Università di Harvard ha rivelato che è possibile visionare dei muscoli di rettile nelle mani degli embrioni umani. Questi vengono poi riassorbiti prima della nascita.

La scansione 3D ad altissima risoluzione

Il team dietro alla scoperta è guidato dal Dr. Rui Diogo dell’Università americana di Harvard, in collaborazione con l’Institut de la Vision (INSERM-CNRS) dell’Università Sorbona di Parigi. Il metodo usato è una scansione 3D ad altissima risoluzione di un buon campione di feti tra la 7° e la 13° settimana di gestazione.

La procedura è chiamata “immunocolorazione a innesto completo”.

Questo ha permesso di notare lo sviluppo parziale di alcuni muscoli tipici di rettili come gechi e lucertole, chiamati dorsometacarpali. Questi muscoli vanno poi via via assorbendosi fino a sparire, tranne in casi di malformazioni o patologie dovute a arresti o ritardi nello sviluppo embrionale, come sottolineato nei risultati della ricerca.

Un’eredità vecchia 250 milioni di anni

La scoperta è senz’altro interessante, ma non rappresenta un unicum nel panorama evolutivo. È abbastanza comune, infatti, trovare tratti appartenenti ad altre specie in animali che non vi appartengono. Tali strutture anatomiche sono dette ataviche, hanno cioè fatto parte del processo evolutivo salvo poi sparire – ma non completamente – dal nostro corredo genetico ed embrionale.

Nel caso dei dorsometacarpali scoperti dal team di Harvard, la struttura atavica risale ad addirittura 250 milioni di anni fa, ossia al tempo della transizione da rettili sinapsidi a mammiferi nel periodo Permiano.
La riprova che l’essere umano come lo conosciamo ora è il risultato di un’evoluzione incredibile, che abbraccia molte altre specie presenti in natura, addirittura appartenenti a classi ora molto lontane da noi.

Gli altri esempi

Come detto, il fatto non è raro: nei cetacei, come le balene, è possibile osservare la formazione di arti posteriori che poi confluiscono nella pinna caudale, mentre nei vertebrati è rimasto un accenno di sviluppo branchiale.

Tali strutture sono ancora visibili, ma nel genoma umano è presente un enorme quantitativo di materiale non più attivo, chiamato DNA spazzatura. Tra le ipotesi formulate, è che tali strutture non codificanti contenga geni non più in uso. sarebbe senz’altro interessante scoprire da cos’altro siamo composti, muscoli di rettile a parte.