Carro armato

L’annuncio della Casa Bianca ha fatto il giro del mondo: “La Turchia sta per invadere il nord della Siria. È la sintesi di quanto diffuso dalla portavoce Stephanie Grisham, che ha parlato di “operazione programmata da tempo”. Gli Stati Uniti non la sosterranno, come riferito dalla responsabile della comunicazione del governo Trump a margine di una telefonata tra il presidente americano e Recep Tayyip Erdogan.

L’annuncio della Casa Bianca

Dalla Casa Bianca, la portavoce Stephanie Grisham ha fatto un annuncio che apre all’incertezza assoluta sulle sorti dei combattenti curdi alleati nella campagna militare contro lo Stato Islamico.

Dopo un colloquio telefonico tra Donald Trump e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, appare chiaro che l’America non sosterrà quella che ha definito come “imminente” invasione della Turchia nella Siria settentrionale.

Le truppe inviate da Trump “non saranno coinvolte in alcuna operazione di questo tipo“, ha sostenuto la segretaria dell’ufficio stampa di Trump, e saranno le forze turche a prendere in custodia i combattenti Isis provenienti da “Francia, Germania ed altre nazioni europee catturati negli ultimi due anni – si legge nella nota – dopo la sconfitta del Califfato sul posto ad opera degli Stati Uniti“.

Via le truppe americane?

È una delle ipotesi che si fa strada, non ancora confermata: circa 1000 soldati americani presenti nell’area potrebbero essere ritirati. Quella del ritiro delle truppe è una prospettiva che il presidente Usa aveva già avanzato mesi fa, lasciando aperto il campo a prepotenti interrogativi sul futuro della lotta curda nell’area.

Si tratta di una posizione che aveva spinto Jim Mattis, allora segretario alla Difesa Usa, a rassegnare le proprie dimissioni in segno di protesta contro una eventuale esposizione dei curdi alla lama dell’esercito turco.

I foreign fighters attualmente in custodia, che passeranno sotto il controllo della Turchia, sarebbero circa 2.500. Ed è proprio sulla questione curda che si gioca l’intero equilibrio in una delle zone più calde della lotta allo Stato Islamico.