Ritratto di Cesare Lombroso

Misterioso, controverso e tutt’ora spesso soggetto a dibattiti, la figura di Cesare Lombroso continua ad affascinare storici e appassionati amatoriali. È stato per anni considerato il padre fondatore della moderna criminologia, associazione ritenuta ad oggi erronea. Nella sua lunga vita dedicata allo studio dell’Uomo delinquente, Lombroso ha portato a teorie considerate inizialmente all’avanguardia ma che quasi subito si sono rivelate errate.

Cesare Lombroso è ancora oggi grande protagonista del panorama storico e culturale italiano, oltre al Museo di antropologia criminale a lui è stata dedicata una mostra presso la Mole Antonelliana di Torino, intitolata I mille volti di Lombroso.

Cesare Lombroso e i suoi studi

Vissuto tra il 1835 e il 1909, Lombroso ha dedicato la sua vita a studi in medicina, antropologia, sociologia, filosofia e giurisprudenza.

In molti campi è stato un pioniere, ad esempio nella politica, essendo stato uno dei primi socialisti italiani. Il suo percorso lo ha portato ad essere però tra i primi nello studio sulla criminalità.

Cesare Lombroso è emblema dell’influenza del Positivismo (movimento filosofico e culturale ispirato all’idea di esaltazione del progresso scientifico), pensiero che ha applicato nello studio del criminale. Lombroso, tuttavia, non è propriamente il pioniere delle teorie basate sulle dottrine che ruotavano intorno allo studio della criminalità intesa per caratteri di nascita.

Si trattava di teorie razziste basate sulla differenziazione tra individui dal punto di vista fisico e intellettuale e dal condizionamento biologico e sociale che portano il soggetto a svilupparsi in una determinata maniera.

Le teorie lombrosiane nascono in concomitanza ad altre che in quegli anni erano in auge, come ad esempio la frenologia del medico tedesco Gall, basata sullo studio delle particolarità morfologiche del cervello, ovvero alla presenza di elementi come fossette, bozzi, forma e dimensione del cranio che identificavano la personalità del soggetto. 

L’atavismo lombrosiano

È in questo contesto culturale che Lombroso ha plasmato il suo pensiero arrivando a formulare la teoria cardine del suo lavoro: l’atavismo.

Cosa s’intende per atavismo? Si tratta della teoria secondo la quale il delinquente presenta caratteristiche che trovano corrispondenza nell’antenato primitivo; come lui stesso asseriva: “Il criminale è un essere atavistico che riproduce sulla propria persona i feroci istinti dell’umanità primitiva e degli animali inferiori”. L’atavismo viene esplicato da Lombroso nell’opera madre L’uomo delinquente, pubblicata nella sua prima edizione nel 1876.

I settori di ricerca

Nel corso della sua vita, Cesare Lombroso si è occupato di diversi ambiti di studio nei quali ha cercato di dimostrare le teorie ataviche: un esempio è l’analisi del fenomeno del brigantaggio. La collezione fotografica dei briganti, conservata presso il museo di antropologia criminale di Torino è tra le più importanti al mondo. Altri temi affrontati sono ad esempio il delitto politico, la criminalità infantile e quella femminile.

La donna delinquente

Presente negli studi di Cesare Lombroso è il tema della donna delinquente. Il medico veronese ha studiato i casi di delinquenza al femminile attraverso un repertorio fotografico di grandissima rarità poiché si tratta di immagini raffiguranti detenute russe inviategli da Pauline Tarnowsky, tra le prime donne antropologhe della storia. Lombroso è il primo a sottoporre la questione della donna delinquente, poiché ai tempi gli statistici (coloro che si occupavano di statistica) reputavano la donna molto meno pericolosa dell’uomo. La rarità delle immagini sta nel fatto che il regolamento italiano non consentiva di fotografare le donne in carcere.

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Immagine dal museo Lombroso

Alla donna si collega anche il tema della prostituzione, crimine che, secondo Lombroso, dimostrava pienamente che uomini e donne fossero criminali in egual misura. Cesare Lombroso ha ampiamente affrontato il tema della delinquenza su vari ambiti ma non si può non menzionare l’ampia collezione di tatuaggi criminali risalenti sempre alla seconda metà dell’800. Anche in questo caso Lombroso ha utilizzato il tatuaggio come prova a dimostrazione dell’atavismo. 

Lombroso e gli artisti torinesi

Nonostante le origini veronesi, Cesare Lombroso ha avuto un rapporto molto stretto con la città che lo ha ospitato, Torino. Non è un caso infatti che il medico venga spesso associato al capoluogo piemontese. Lombroso”, racconta a The Social Post il professor Silvano Montaldo, docente presso l’università degli studi Torino e direttore scientifico del museo di antropologia criminale: “resta uno degli italiani più noti all’estero. Per chi passava per Torino far visita a Lombroso era un percorso obbligato”. Tra i maggiori frequentatori del salotto lombrosiano c’erano anche diversi artisti, essendosi lui stesso occupato di creazione artistica, e personaggi politici: “Era un punto di riferimento importante nonostante la polemica che già all’epoca lo circondava”

Lombroso il “razzista” vero o falso?

Le teorie lombrosiane, complici anche le traduzioni estere e le letture a posteriori, sono incappate in una erronea interpretazioni in chiave “razzista”, diventando così pane per avventori che promuovono argomentazioni prive di qualunque valore scientifico. Tra questi c’è il Comitato No Lombroso, che da anni porta avanti una battaglia affinché le teorie lombrosiane vengano rimosse dalla memoria storica. Secondo il Comitato queste idee sono un crimine razzista che sta alla base delle teorie eugenetiche sfociate negli esperimenti nazisti.

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Lombroso in mostra alla Mole Antonelliana

Una semplificazione e una generalizzazione accattivanti che possono facilmente trarre in inganno chi è al di fuori di determinati ambiti di studio. Il Comitato sulla sua homepage espone questa teoria, rinnegando totalmente il contesto storico nel quale il medico si è inserito, e il fatto che Lombroso stesso non sia stato l’unico a portare avanti tali studi.

Tra le altre accuse mosse dal comitato ci sono quelle dette “crimini contro il sud”. Teorie definite oggi come neo-borboniche, che vedono nell’esposizione lombrosiana un insulto a uomini e donne meridionali. Come si può leggere sul loro sito: “Soldati e contadini dello sconfitto esercito delle Due Sicilie, catturati, seviziati e decapitati per gli studi insani del pazzoide Cesare Lombroso, elevato, solo in Italia, a rango di scienziato. (…) I resti di valorosi meridionali, tacciati di brigantaggio, sono ancora esposti come trofei”. 

Una lotta per la verità storica

Una vera e propria guerra, quella del comitato, che ha portato quest’ultimo ad intentare una causa contro il museo per riavere un cranio, quello del brigante Villella che, secondo quanto riferito dallo stesso Lombroso nei suoi appunti, era stato di ispirazione per la teoria dell’atavismo. Il 20 agosto scorso la Corte di Cassazione ha deciso che il teschio deve restare al museo di antropologia criminale.

Una vittoria arrivata dopo anni di alti e bassi che ha però un gusto amaro, come ha commentato lo stesso professor Montaldo durante la conferenza stampa dedicata alla mostra: “Che ci siano persone che siano convinte che l’università di Torino possa avallare un’operazione razzista lascia interdetti, eppure è così, ha detto riferendosi alla vera e propria persecuzione portata avanti dal Comitato “che da 10 anni prosegue un’aggressione nei confronti del museo“. Continua il professor Montaldo: “Una causa che ha visto l’università di Torino vincente” – e in riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione- riconoscendo questo reperto culturale come di straordinario interesse“.

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Dalla mostra su Cesare lombroso

Perché ci sia questa polemica non sta a me dirlo, quel che non faremo mai è di avallare un’interpretazione della storia risorgimentale che negli ultimi anni, per polemiche giornalistiche, per bassi interessi e di bottega è esplosa facendo vendere libri dei quali rimarrà ben poco, perché sono privi di ogni fondamento scientifico. (…) Quello che ha fatto l’università in questi anni è stato quello di occuparsi di questi temi, di dimostrare chiaramente che si tratta soltanto di fandonie, non c’è nessuna verità”

Riconsegnare Lombroso alla storia

Contraddittorio o meno, Cesare Lombroso resta una figura chiave per l’Italia e per Torino, il suo lavoro continuo nel tempo ha permesso di raccogliere così tanto materiale da permettere di guardare con occhi spalancati a un’epoca della quale non si finisce mai di scoprire.

Ci sono persone che pensano che il museo Lombroso dovrebbe esser chiuso, smembrato e dissolto, io ovviamente non la penso così” ha dichiarato il professor Montaldo. “Queste fotografie hanno rischiato di scomparire ma appartengono al patrimonio culturale italiano”.