Desirée Mariottini: test del dna incastra 3 dei 4 indagati

Uno degli uomini in carcere per lo stupro e la morte di Desirée Mariottini, ha denunciato i famigliari della 16enne per abbandono di minori. Le sue parole, scritte nere su bianco nella denuncia, sono state lette durante l’incidente probatorio e sono state uno shock per i famigliari presenti in aula.

Le parole shock del pusher

La triste vicenda è emersa a quasi un anno di distanza dalla drammatica morte della 16enne Desirée Mariottini. Era la notte tra il 18 e il 19 ottobre dello scorso anno quando Desirée moriva nel tugurio di uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo a Roma.

È morta a 16anni, per la droga somministratele da uomini senza scrupoli che non si sono fermati nemmeno di fronte al suo corpo inerme continuando a sfogare la loro brutale bestialità sul suo corpo. Desiré ha lottato finché non ha perso i sensi, stordita da un cocktail letale composto da 5 sostanze stupefaienti . Gli ultimi istanti di vita di Desirée sono stati questi, eppure c’è chi afferma che nulla di tutto ciò sarebbe successo se la giovane fosse rimasta a casa, al sicuro.

Si tratta di Salia Yusif, 33enne ghanese accusato di essere uno degli abusatori della 16enne insieme a Mamadou Gara, Brian Mineth e Alinno Chinna; accusa che aveva più volte respinto. Il 33enne, tramite il suo legale ha presentato denuncia per abbandono di minore nei confronti dei genitori della ragazza affermando che: “Se la ragazza quel giorno fosse stata in casa con i famigliari, io Salia Yusif non sarei in carcere”.

Una mossa per conseguire l’impunità?

Il documento è stato presentato dall’avvocato di Yusif durante l’incidente probatorio. Un atto che è stato come una coltellata per i famigliari ma che nasconde una motivazione e uno scopo ben chiaro, dimostrare che il contesto famigliare difficile della giovane abbia influito sulla tragica morte.

Durante l’udienza però è stato ribadito come i 4 aguzzini abbiano impedito il soccorso alla giovane. Si tratterebbe infatti di un escamotage ben studiato per ottenere l’impunità per quanto riguarda la violenza sessuale di gruppo. L’accusa però non intende demordere, quella notte Desirée è stata barbaramente uccisa e ora spetterà all’iter giudiziario fare giustizia.